-

A CUOPPO CUPO POCO PEPE CAPE ...e... POCO PEPE CAPE A CUOPPO CUPO
Visualizzazione post con etichetta i dolori del bosco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta i dolori del bosco. Mostra tutti i post

martedì 14 luglio 2009

Pezzi di intonaco bianco

E fu così che un dì di ottobre sostenni il mio ultimo esame. Quello sì fu un giorno gaio, l’ultimo da un sacco di tempo. Neanche il giorno in cui discussi la mia ultima tesi fu tanto gaio, la mia testa era già presa da dolori -poco dopo implosi- che mi impedirono di sentirmi in diritto di fare spallucce. E così andai avanti lo stesso, racimolando qua e la frammenti di implosione non ancora esplosi, proseguendo freddamente, fingendo spalle larghe e capaci. Altri dolori implosero più avanti seminando altri frammenti da esplodere. Ma nulla è ancora esploso, solo pezzi di intonaco bianco.


Non più lacrime né disperate agonie

Dal bianco si staccano pezzi di intonaco e cadono.
Il muro candido nasconde aperture fetide.
Le aperture suggeriscono varchi.
Il fetore, solo vicoli ciechi.


giovedì 10 aprile 2008

I Dolori del bosco, gli odori di LibMag

Paolo Birolini, meglio conosciuto come





Intanto su LibMagazine un bell' articolo a 4 mani ..

di Marzia Cangiano e Astrid Nausicaa Maragò
Che vita strana, che strana vita la nostra. Più la si vive, più questa sembra somigliare ad un film. Tutte le storie che intorno a noi fioriscono, s’intrecciano e si consumano sembrano tutte già scritte, già viste, compresi i personaggi, certi dialoghi e certi atteggiamenti; solo l’epilogo ci sfugge, sempre. Sì, l’epilogo mantiene sempre quel gustosissimo effetto sorpresa che guai se risultasse già scritto.
.. e un Grande Schermo, grande così..
Siamo in Tibet. Ma Dante Ferretti lo organizza in Marocco e ci convince. È il 1937, ancora i costumi di Ferretti lo giurano. Un bambino di umili origini ha il piglio stucchevole del capo, lo vedono, lo scelgono, lo portano a Lhasa seguendo precisi rituali: è l’ultima reincarnazione del Buddha, il quattordicesimo Dalai Lama. Cresce, la seconda guerra mondiale lascia in eredità al Tibet una nuova Cina che s’ingrossa fino a strabordare – siamo già negli anni ’50, siamo già a Mao.