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lunedì 28 gennaio 2008

SOLI E BUI

Un giorno il sole sorse e subito s’accorse

che lì, dove s’era affacciato,

prima di allora non era mai spuntato.

Perciò quella terra di notte infestata,

abitava un immenso che di luce mancava.


" Com’è possibile? " - pensò –
" io sono il Sole

e della luce in terra sol’ IO sono il padrone! "

E allora grosso, grasso e rosso d’ imbarazzo

avido inghiottì la notte: giù, nel gozzo!

Dipoi , macchiato il cielo di azzurrino e bianco,

a raggi conserti, attendeva il
“quando”.

Il quando ogni creatura, dai suoi raggi scossa

si risvegliasse in uno scricchiolare d’ossa.


Poco attese, perché ad un tratto

la natura tutta si destò di scatto:

udì le foglie respirare forte,

vide gli uccelli ritornare a frotte,

guardò i fiori sollevar la testa

e i rami tendere le mani in festa.

L’erba si drizzava, come mossa dal vento,

il mare, ingrossava schiuma d’argento,

la terra vibrava di sbronzo calore,

il vento fischiava canzoni d’ammore.

Schiudevano gli usci le donne fiorite,

recando bambini fin’ora assopiti.


Il sole ristette e con fare agitato:

" Ma io a quante cose non avevo badato?

Quante le case, le strade, i palazzi?

Quanti balconi e quanti terrazzi?

Quante le voci dal freddo avvizzite,

brune parole di notte schiarite?

Come ho potuto? Non so, come ho fatto?

Chiedo perdono, ma ero distratto.."


Poi si fermò a riguardare il creato

quanto splendore gli aveva negato!

Socchiuse poi gli occhi su una lacrima pia:

- La vita era! Era la vita! Speranza mia. -
M.C.