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lunedì 22 settembre 2008

Antimilitarismo e dintorni


Di CIRO MONACELLA
L’antimilitarismo, con più definizione rispetto al pacifismo, è un’idea alquanto economica. Il suo prezzo si tiene basso, del medesimo formale valore d’un complimento. Un’idea solubile, e accantonabile senza eccessiva pena, in entrambi i grandi sistemi cui l’uomo dedica somma applicazione.

8 commenti:

NicPic ha detto...

Ma Ciro scrive qui adesso?
E Marzia dove scrive?
:D

bp ha detto...

marzia scrive qui di ciro, ciro scrive lì, nessuno scrive di marzia :(

Tess ha detto...

oh, eccomi. Ho letto il pezzo di Ciro su Libmag e mi consolo perché almeno lì continua a scrivere.
Abbracci a tutti e due

bp ha detto...

cunsuolt tess chè nulla è perduto :))))

ti abbracciamo fotte fotte

ps: si sente la moseca?

Espressione ha detto...

Bella CIRO!!!!!!!
è sempre un piacere leggerti....
ciauz.
eSp.

Nausicaa ha detto...

Se sente se sente!

bp ha detto...

uè nausìcc!!!!
tanti baci bella

ilMaLe ha detto...

In Italia il liberalismo non parte. E se l'esito dovesse essere quello visto negli Stati Uniti, allora sarebbe meglio così. Di fronte alla crisi della compagnia di bandiera Alitalia, Romano Prodi aveva pensato di vendere tutto ad AirFrance. Il centrodestra all'epoca saltò su tutte le furie, accusando Prodi di svendere un'impresa nostra ai francesi. Ora il governo Berlusconi mette in mano l'Alitalia a una cordata formata da manager, affaristi come Roberto Colaninno, Salvatore Ligresti e Carlo Toto (patron di AirOne). Come ha scritto il Sole 24 Ore, il piano di Prodi era molto meglio. Quello del ministro del lavoro Maurizio Sacconi sembra confuso e indeciso tra due strade: la firma, al costo di almeno 3.250 esuberi con altri duemila persone esternalizzate (cioè cedute ad altre aziende), o la rottura definitiva, con la messa in mobilità per 17.500 dipendenti. Solo il segretario della Cisl Raffaele Bonanni sembra intenzionato a firmare l'accordo. Il problema di Alitalia è sempre stato quello di avere troppo personale di terra sul peso dello stato che la sovvenzionava. La ricetta francese di AirFrance poteva contenere i costi e ridurre i tagli (comunque necessari). Con la ricetta di Berlusconi si contratto, ma intanto si rischia di lasciare a casa lavoratori, per poi mantenere il vecchio carrozzone semipubblico. Ora la maggior parte dei sindacati (e quindi degli iscritti) non vuole l'accordo. Berlusconi li condanna, ma fu lui a cavalcare l'errore della CGIL e dei sindacati di base che si opposero alla vendita ad AirFrance con Padoa Schioppa e Prodi.