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A CUOPPO CUPO POCO PEPE CAPE ...e... POCO PEPE CAPE A CUOPPO CUPO

sabato 30 gennaio 2010

DUE PARI - X


Dicono che il salto sia possibile solo a piè pari. Che a tre si ruzzoli vorticosamente perdendo in un secondo tutto il cammino che si era fatto. Dicono che i piedi devono toccare terra in simultanea, non è concesso a nessun piede di atterrare prima dell’altro. Se un piede tocca terra mentre l’altro è ancora in preda all’aire, il primo riceverà in un sol colpo il peso di tutto il corpo più il peso dell’altro piede che ancora volteggia meno l'ausilio di quest'ultimo nel ricevere la botta. Dicono che nell’atterrare ci si debba piegare dolcemente sulle ginocchia, chi tocca terra a gambe tese rischia. Rischia colonna, caviglie e ginocchi. Dicono che nel salto siano implicate anche le braccia. Seppure sono le gambe a concederci il salto, sono le braccia a permetterne la riuscita. La buona riuscita, s’intende. Le braccia bilanciano l’atto, le braccia tese, precisamente. Le braccia tese a mo’ d’ali, per esser cavillosi. D’altronde un salto è un semi-volo, un volo cortocorto. Si decolla e si atterra nel giro di millesimi, guadagnando strada e una boccata più pulita. Ma sui piedi si deve atterrare, su due piedi. Pari. X.

2 commenti:

Gians ha detto...

Anche fare il passo più lungo della gamba, si rischia non poco.

|bp| ha detto...

sacrosanto. anzi forse si rischia veramente grossissimo!