-

A CUOPPO CUPO POCO PEPE CAPE ...e... POCO PEPE CAPE A CUOPPO CUPO

venerdì 24 ottobre 2008

Non la morte


Francia, Novembre 2000.
La corte di Cassazione, rovesciando due giudizi in appello, riconosce a Nicolas Perruche, nato con svariati handicap -sia fisici che mentali- a causa di gravissime lesioni genetiche, il diritto di denunciare il medico che non aveva diagnosticato la rosolia alla madre durante la gravidanza, impedendole di fatto di abortire. Ciò che Nicolas invocava era il suo diritto a non nascere. Solo il non esistendo si sarebbe salvato dallo strazio di una vita ‘non degna di essere vissuta’. Non la morte, dunque.


Discover Julee Cruise!



.

mercoledì 22 ottobre 2008

Una questione di civiltà

COPIO E INCOLLO DA ROSASPINA_MIA. DIFFONDETE SE POTETE.

Forse conoscete la vicenda di Angelo Falcone e Simone Nobili, detenuti in India con l'accusa di possesso di 18 kg di droga; ma questa è una situazione che riguarda oltre 3.000 nostri connazionali detenuti in paesi esteri, mentre le istituzioni del nostro paese sembrano disinteressarsi a loro.
L’amico blogger
Nathan ha proposto una iniziativa per poter in qualche modo provare a scuotere le acque: d'accordo con il sig. Giovanni Falcone padre di Angelo, ha scritto una lettera, quella che oggi verrà pubblicata da molti amici "a blog unificati" e che trovate di seguito. In calce alla lettera vi sono gli indirizzi e-mail delle principali figure istituzionali italiane, e quelle di alcune testate giornalistiche tra nazionali e locali. Abbiamo pure inviato una mail a tutti i nostri contatti. Oggi, data 22 ottobre, è l'ultimo giorno utile per il ricorso in appello per i due ragazzi… che Dio li aiuti!

P.S. mi sono permessa di “assottigliare” un po’ la lettera di Nathan, sia per brevità, sia perchè il discorso dello stato-padre non mi trova del tutto d’accordo. Intera, la troverete di certo nel suo blog e in parecchi altri.

Egregio signore,
“È ciò che ci chiedono i Cittadini” è una frase che spesso abbiamo ascoltato in TV, pronunciata dai nostri rappresentanti che siedono in Parlamento.
Chi le scrive è uno di quei Cittadini, che ancora crede alle Istituzioni.
Questa lettera nasce dopo riflessione sull’arresto e la detenzione in India di due nostri concittadini, Angelo Falcone e Simone Nobili, arrestati dalla polizia Indiana con l’accusa di detenzione di 18 kg di droga. Seguendo il blog del padre di Angelo, Giovanni Falcone, ho scoperto che di nostri cittadini detenuti all’estero ve ne sono più di 3.000!
Ad agosto, per Angelo Falcone e l’amico Simone c’è stato il verdetto di condanna a 10 anni. La possibilità di ricorso in appello ha come termine perentorio il 23 ottobre… Mi aspetterei dai rappresentanti dello Stato una corsa in India per vedere di persona come stanno le cose. Giovanni Falcone non riesce a parlare con suo figlio neppure telefonicamente. E, da quanto mi capita di leggere sul suo blog, l’interessamento delle Istituzioni di questo Paese sulla faccenda è insufficiente.
Mi aspetto un atteggiamento differente. In tali Paesi esistono quelle garanzie che sono caratteristiche di un qualunque stato di diritto?
Credo che lo Stato italiano dovrebbe correre in soccorso dei propri figli per garantire loro un processo serio ed equo, segnato, cioè, da tutte le garanzie che vengono concesse nel nostro Paese a chiunque incappi nei meccanismi della legge.
Da Cittadino di questa Repubblica chiedo, alle Istituzioni tutte, di occuparsi dei Cittadini detenuti all’estero.
Ringraziando per l’ascolto, porgo distinti saluti.
(firma)

Una serpe in seno, un'altra

Copio-incollo un commento apparso su leggosaviano.it in risposta al post che pubblicizza la lettura collettiva del libro Gomorra (di cui a lato).

Ve lo propongo giusto per farci un'idea di quanto ogni tentativo di 'protesta' risulti effettivamente vano se chi -più di altri- avrebbe il dovere di appoggiare ogni iniziativa che vada in questo senso, la boicotta, invece, con argomentazioni trite e ritrite degne del più chic dei bar dello sport:

Gli unici ed autentici modi per battere la camorra e sradicarla sono: dimenticare di essere napoletani, smetterla di fare riferimento a Napoli sempre e comunque, uscire dal ghetto di una cultura che parla sempre e comunque solo napoletano. L’operazione che si sta per inaugurare a me sembre l’ennesimo luogo comune sulla camorra, come le marce e le fiaccolate. Un luogo comune che farà centuplicare ancora di più le vendite di un brutto libro della Mondadori e di un brutto film. Perchè Napoli= Gomorra.= Sciatteria=Bruttezza e non è mai cambiato nulla dai tempi di Sthendal, Goethe, Benjamin, Adorno, Kereny, anzi è peggiorato tutto e ci si continua a crogiolare nella napoletanità. All’estero il film e il libro ci fanno stravincere perchè siamo diventati come i pellerossa: a tutti fa piacere guardarci ed osservarci, ma come fatto letterario, perchè per tutto il resto ci considerano barbari ed hanno ragione. Quello che occorre è una rivoluzione culturale dei modi e dell’estetica:bisognerebbe svegliarsi una mattina e parlare tutti inglese, che significherebbe anche comportarsi come loro o francese o tedesco. Sono molto critico verso questa operazione, che per altro, poteva solo essere pensata da quello spocchioso di Claudio Velardi.
Franco Cuomo

Più che spinto dall'irrefrenabile esigenza di far sentire la propria voce, il commento del prof. Cuomo sembra essere mosso da un'antipatia sua personale verso il Velardi. Ed è cosa questa che a noi poco interessa.
Quello che ha catturato la nostra attenzione sono state le forme alternative di protesta che il prof ci ha proposto:

1. dimenticare di essere napoletani

2. smettere di parlare di Napoli e , possibilmente, anche il napoletano

3. iniziare a parlare inglese o francese o tedesco -italiano no?- e comportarsi di conseguenza, per inaugurare una rivoluzione culturale dei modi e dell'estetica

Insomma: piantarla con napoletanità -e con l'italianità- metterlo in barba al patriottismo diventando emuli di altre nazioni.
Hai capito che idee glie sò venute ar professorone!?

Tacendo considerazioni squisitamente personali su quanto scritto dal prof, ci sfugge comunque il senso, l'utilità, di cotanta rivoluzione: non ci spieghiamo in che modo, rinnegandoci fino all'osso, andremmo ad agire sul problemuccio che libri, film, fiaccolate, letture e cose così cercano di denunciare.

martedì 21 ottobre 2008

Da la Talpa a Questa Domenica: un’escalation di orrori firmata Paola Perego


A chiunque si sia sintonizzato Giovedì 9 Ottobre su Italia Uno per la prima puntata della nuova edizione de’ La Talpa, non sarà sfuggito lo spettacolo squisitamente emotivo offertoci dalla concorrente Karina Cascella, ex scalda poltroncina, no, che dico, ex opinionista della trasmissione Uomini e Donne della De Filippi, attuale fidanzata di Salvatore Angelucci, ex tronista, questo, della suddetta trasmissione, nonché ex concorrente, sempre insieme a Karina, di un altro reality sempre di Mria De Filippi, l’indimenticato(?) Vero Amore. Cribbio, che attacco, ragazzi.

Tornando ai giorni nostri cerchiamo ora di raccontare come si sia arrivati allo spettacolino emotivo testé accennato: siamo verso la fine della puntata, Karina è stata appena votata dal pubblico come possibile talpa dunque, da regolamento, deve essere esiliata in una capanna, la così detta capanna zulu, e ivi dimorare per una settimana isolata dal resto del gruppo. La reazione di Karina alla notizia è furente e mette a dura prova le abilità conduttive di Paola Perego la quale, poco aiutata dall’inviata Paola Barale appisolatasi su un gommone di labbro, stenta a sedare la concorrente che minaccia di lasciare il gioco. Karina ha paura della solitudine a causa della prematura scomparsa dei genitori: questo è quanto si è evinto con fatica dal caos scoppiato in studio contemporaneamente al pianto di Karina.
L’episodio non ha meravigliato più di tanto, spettacoli simili più che far ergere qualche pelo superfluo non provocano altro. Quello che invece ha spinto questa ‘reazione umanamente condivisibile’, diciamo così, giù nel fango dal quale si era salvata per un soffio, sono state le dichiarazioni rese dalla sorella di Karina, Sunny Cascella, durante l’ennesimo approfondimento de’ la Talpa andato in onda Domenica 12 ottobre durante l’altra trasmissione condotta dalla Perego, Questa Domenica, che cambiato il nome non rinnega l’eredità trash di Maurizio Costanzo. Sunny, nel tentativo di spiegare per l’ennesima volta il perché Karina avesse così tanta paura della solitudine, tra una battuta e l’altra si lascia scappare qualcosa del genere: “Karina ha sempre avuto paura di rimanere da sola , soprattutto con nostro padre… perché di notte era molesto”. E aggiunge: “nostro padre era alcolizzato, infatti lei non aveva un buon rapporto con lui e neanche lui con lei” – e neanche lei con te se non taci tosto!, aggiungiamo noi.
Silenzio in studio e ovunque si sia appresa la notizia in questo modo. La Perego, messa ancora una volta a dura prova nelle sue doti di conduttrice, mugugna qualcosa ma non parla, lo stesso fanno i suoi ospiti, l’unico a prender parola è lo psicologo Alessandro Meluzzi il quale, forte del suo mestiere, butta giù qualche domandina-chiave per meglio chiarire i fatti. Ma è già tardi: Sunny quasi non risponde più e non resta altro da fare che voltare pagina e proseguire con lo show. Dal tragico all’effimero in un batter di ciglio. A questo punto però lo spettatore, quasi schiaffeggiato da questa rivelazione che, forse, meritava un contesto diverso per venir fuori o quantomeno la presenza della presunta abusata, non va più avanti nello show, non può. E mentre la Perego si delizia insieme ai suoi ospiti in chiacchiericci da parrucchiera, lo spettatore, dall’alto del suo divano, resta lì, sguardo fisso nel vuoto, a chiedersi dove siano finiti Marco Columbro e Lorella Cuccarini e le loro sfide così carine.
Un dramma familiare, l’ennesimo caso di violenza domestica, spiattellato così in due parole come si stesse raccontando di un picnic finito male a causa di una pioggia improvvisa.

Non siamo qui a ricordarvi quanto dolore si nasconda dietro ogni caso di abuso, né quanto questo dolore possa centuplicarsi quando ad abusare di te sia il tuo stesso padre. Non vogliamo neanche precisarvi quante donne di questo dolore siano morte e quante, sopravvissutegli, ricorderanno e non vivranno fino alla morte; tutto quello che vogliamo è usufruire del nostro diritto ad incazzarci, indignarci e incazzarci per la semplicità e la leggerezza con cui una simile notizia è stata riportata e affrontata, per la superficialità con la quale certi teatrini vengono costruiti, appoggiati o, peggio ancora, giustificati. Una tragedia simile – perché di questo si tratta nel caso lo spettacolo propostoci non sia stato messo su per questioni di audience – non si liquida in due parole per esigenze di copione, né si accantona se il tempo stringe. Se ne parla, se proprio non si sa come tener buono il pubblico televisivo, o si sta zitti aspettando semmai che sia il diretto interessato a mettere in scena il suo vissuto.


lunedì 20 ottobre 2008

gemme webbesche

Sul numero di ottobre di Rapporto Confidenziale il Munaciello scrive di "Burn After Reading" a pagina 8, e di "L'Alieno" a pagina 32. Di seguito riporto i due articoli per la comodità degli amici.

Le macerie dei Coen
Burn After Reading… se in dirittura d’arrivo John Malkovich, ex agente della CIA, scende i gradini del suo scantinato con un bicchiere di whisky nella mano destra e una pistola nella sinistra, con le sue gambotte bianche, storte e rivoltanti, se sorprende Richard Jenkins, sacerdote spretato ora manager di una palestra, e credendo che questi sia l’amante di sua moglie finisce per stabilire di ammazzarlo, vuol dire che c’è la zampaccia dei Coen bros. Ovvero, il turbinio di variegate ma zoppicanti personalità americane, una volta presa la via della commedia, finisce per sputare a mo’ d’elettrodomestico selvaggio un paio di individui che conoscono l’esatto punto in cui il fondo non è più grattabile.
La trama è epicicloidale, per nulla scontata, semplice ma non schematizzabile, ricca e povera, densa e trasparente; in più, la trama è di nessuna importanza fatta eccezione che per il desiderio intimo che trasmette: significazione di caso e relativa disperazione di ogni umano quanto vano tentativo di sua sistemazione. Dunque sarebbe preferibile al sunto della trama una rapida delineazione dei tipi mascherati, dei vizi umani, che nella rappresentazione dei Coen si muovono senza orientamento, quasi senza vista, cozzando fra loro nella determinazione di un complicato stato d’animo che lambendo il dolore richiede una pratica di cinismo. Ad esempio, la traiettoria di Osborne Cox (John Malkovich), analista CIA improvvisamente travolto dalle macerie in cui si sgretola il suo mondo, va ad intersecarsi con quella di Chas (Brad Pitt) del cui mondo egli stesso forse non concepisce che la crosta, e ancora con la traiettoria cadente dell’amante di sua moglie (George Clooney) estetico e chiassoso, in una sequenza prossima a quella autoconsumante del motore a scoppio. Ed è appunto sotto lo strato di lamiera spessa costruito dalla scrittura e dalla ripresa dei Coen, che ogni attore riconosce e accetta con esiti magnifici il proprio ruolo nel procedimento verso l’esplosione; e ancorché tale ruolo possa apparire piccolo, parallelo, o trascurabile, non s’avrà mai la percezione della sua inutilità perché sarà conficcato, come una spina o una biella, nel profondo della ipotesi artistica. Ne segue un Brad Pitt sorprendentemente eccezionale, vicino, per intensità e superficialità, solo al Clooney-Ulisse di “Fratello dove sei?” sempre dei Coen; trovano conferma il talento sporco e comicamente rugoso di Frances McDormand, feticcio pubblico e privato, e l’esilarante controcanto di codardia e paranoia nascosto nel machìsimo George Clooney; per finire con la prova totalmente subacquea, quanto a presenza nella storia, della Tilda Swinton, algida, zigrinata, quindi stupidamente macabra proprio come era opportuno che fosse.
Quanto al come, molto predica l’ingresso in zoom dal satellite verso la città di Washington, verso gli edifici e i corridoi, fino alla razza d’uomini che aprirà e chiuderà la vicenda in una saletta come un’altra. Alla stregua di un’incursione, mano a mano che la punta scaverà – e che la materia filmica si lascerà trapanare – emergerà netta la definizione della congrega di imbecilli (talvolta cromaticamente dichiarati all’immagine tramite la divisa della palestra “HardBodies”). Tant’è che l’azione pura, quell’intreccio caotico ma pure geometrico che anima i Coen, è innescata dalla voglia che una donna di mezza età ha di ridefinire se stessa. Si tratta, sotto il verbo, di chirurgia estetica. Di fronte allo sconquasso che ne sarà generato, gli uomini delle salette dei comandi, gli agenti di sicurezza tanto americani quanto russi, si limiteranno a controllare e a pulire le scorie che gli imbecilli lasceranno per strada. Un’inazione (o piuttosto un’azione igienica) che alla luce dell’attenzione sagace che i fratelli Coen dedicano all’attualità non può che essere sintomatica della fine dichiarata di un mondo, e della nascita di un altro – è un caso che le attività della CIA riguardo al più traumatico avvenimento della nostra epoca, l’undici settembre 2001, si siano limitate a una pulizia successiva anziché alla intercettazione preventiva?
Al cospetto di tali intelligenze, e di tale intelligenza (intendendo quella dei servizi), risulta arduo individuare vie d’uscita ad un groviglio che, pur se circoscritto alla stesura di una commedia sui generis, non può che essere esteso, per modalità e materia, al panorama umano che tale commedia acclamerà. Ed è in tale acclamazione che andrebbe rintracciato quel germe, forse allarmante o forse divertente, che i due registi propongono come un fiume sotterraneo al ruzzolare degli eventi scenici ma che riesce ad affiorare in una desolazione concreta. Il genio è sensibilità e capacità di instaurare legami invisibili fra il sentito e il da-sentire, ossia: forme inattese quali il sesso rimediato sul web, la frustrazione del sogno di essere ancora in qualche modo al mondo (il libro che Osborne Cox vuole scrivere), l’utopia dell’apparire e i vecchi canoni (con i nuovi metodi) di bellezza, la foga insaziata per la forma fisica, tutto ciò è la versione tradotta di uno stato percepito, emotivamente piuttosto che intellettualmente, dai due geniacci di Minneapolis. E tutto ciò, ancora, comunica allo spettatore iniziato che s’approssima al Coen’s una simpatia per la roboante caduta della società rappresentata, per le macerie desolate che si stagliano contro l’ennesimo, bianco, marmoreo, edificio della capitale burocratica d’america.
Ed allora questo mondo così regolato dai Coen, come sbobinato da un’incursione satellitare che non sappia trovare giustificazioni, assume una forma tristemente paralitica, poiché tutti gli elementi che in natura (una natura sociale) si presentano come contrapposti finiscono per attrarsi componendo, con l’alchimia dei Coen e dopo vortici e scariche elettriche, una realtà priva di alcun senso che non sia bizzarro. A conferma di ciò, come in “No country for old men” c’è anche in “Burn after reading” una domanda finale su una possibile morale o insegnamento. Ma come accade nel western, sebbene i toni siano più medi, più mediati o più borghesi, la vera risposta è nell’incapacità stessa da parte dei domandanti di trovarne una. Qui, non altrove, è la comicità amara. Qui il capitolo massimo dell’ironia: una non-risposta che a suo modo risponde alla domanda sul senso di tutto.

Confidenzialmente, un segreto sugli alieni
C’è un film di cui bisogna parlare. Il regista è un vago Jack Sholder il cui ultimo lavoro è “Arachnid – Il predatore” (2001, storiella di ragni e astronavi), un ragazzone classe ’45, di Philadelphia, cresciuto a cereali e latte che come sapeva l’Albertone nostro non provocano mica... cresciuto dunque pacioso, a sostanza e ritmo. Nel 1987 Jack Sholder dirige “L’alieno” – il cui titolo originale “The Hidden” è di gran lunga più evocativo oltre che specificante. Un mix di horror, poliziesco e fantascienza neanche tanto alcolico, scarsamente saporito, finanche scialbo e disgregato, che però poggia con una certa degnazione su effetti speciali particolarmente riusciti, sul ritmo incalzante e ciclico proprio di un’accurata tradizione horror, e sulla disinvoltura e stanchezza con cui il pubblico che di giorno porta il proprio brick to the wall si rilassa, alla sera, dinanzi al prodotto di consumo.
Trapela da queste poche righe, attraverso un pelo manco tanto fine, un giudizio artisticamente catastrofico. Ed infatti la curiosità del film, al contrario di quanto accada alle centinaia di altri film da accompagnamento al sonno, sta nella delineazione di un tipo di alieno fottutamente umano (si perdoni il cinemismo), profondamente anni ottanta, cinicamente incurante delle buone norme extraterrestri dettate dalle immagini di Spielberg. Mi si potrà dire: cosa c’entra il divino Steven? Ebbene, in quale prodotto di consumo non entra il divino Steven?
Già nel 1971 Steven Spielberg si costruisce la fama del sovvertitore d’immaginario collettivo con “Duel” in cui la tensione, nella ipermotorizzata società americana, quella delle larghe strade e dei lunghi tir, è espressa da un’autocisterna; poi nel 1975 sfonda con “Lo squalo” (fondando un genere) in cui la tensione arriva, ad una località turistica estiva, dal mare. Certo, tecnicamente nulla si discute, ed infatti se arte e tecnica qui non vanno discusse per l’alieno di Sholder figurarsi per i robottini italospielberghiani. Fatto sta che quando nel 1977 il regista di Cincinnati esce con “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, e nel 1982 con “E.T.” risulta chiaro quale sia l’oliatura del meccanismo: captare un sogno o una paura fondamentali, e farli emergere da luoghi inattesi o con esiti sorprendenti. È il boom: negli anni ‘80, introdotto dall’incontro ravvicinato dei fine ‘70, l’extraterrestre è buono. O piuttosto, in mancanza di codificazioni morali (se non di una deontologia propria della professione di extraterrestre), la bontà si ricama in maniera esattamente speculare alla bontà umana. Peggio, alla bontà umana infantile. Un po’ il cappottino rosso che rompe l’artefazione dicromatica della lista di Schindler: una goccia, la fanciullezza, la purezza, il rosso, il cuore, etc etc. Tutto sommato (si deve pur riconoscere) c’è della quantità di grandezza nella edificazione votata all’esito, soprattutto quando tale esito è chirurgicamente ottenuto in forma di commozione, di terrore o di tensione – esattamente come l’architetto che progetta il ponte selezionerà fra le varie forme quella che garantisce giusto sostegno – ; tuttavia è la compiacenza, non tanto verso se stessi quanto verso il pubblico, a declassare il prodotto dal ristretto novero delle opere costruttive/distruttive, da quelle indagini che scovano l’umano, l’oltre-umano, o il post-umano – a dire: il ponte dell’architetto di sopra, per quanto gradevole possa essere, non sarà mai semanticamente gravido quanto una cattedrale.
Lasciamo ora i ponti e torniamo all’alieno del “The Hidden” di Jack Sholder per chiarire, in controcampo a Spielberg, la mediocre portata altamente rivoluzionaria del nostro film. Anzitutto la forma dell’intruso è per niente umanoide. Esso non ha braccia né dita fluorescenti, non ha gambe né testoni né occhi languidi, non indica case né telefoni né amici. È semplicemente brutto, con tanto di tentacoli e ramificazioni viscide nella migliore, buona vecchia e sana, tradizione dell’estraneo. Ma ciò che più importa è che l’alieno è assolutamente avulso da qualsiasi argomento emotivo. È un prodotto di metà anni ‘80, concepito a Gloria Gaynor e poppato a pop-music, uscito fuori dalle sportellate di Bo e Luke nella contea di “Hazzard” (1979-1985), incubate a loro volta nel facile poliziesco urbano di “Starsky e Hutch” (1975-1979), ed emerso nel gran bel vezzo estetico, tutto fenicotteri al tramonto, bionde in bikini, e testarossa bianca, di “Miami Vice” (1984-1988). L’alieno di Jack Sholder è momentaneamente sulla Terra, non si sa da quanto, non si sa perché, non si sa per quanto. Abita un corpo umano per muoversi e vivere da parassita, portandolo allo stremo e abbandonandolo per un altro temporaneo veicolo un istante prima o dopo che questi sia morto. Il gran miracolo di tale essere è la sua perfetta inutilità drammaturgica paragonabile solo alla inutilità del film stesso, superata di appena un soffio dagli sforzi con cui lo combatte la parte buona – personificata dall’immacolatamente angelico Kyle Maclachlan (il pupillo di mastro Lynch in “Twin Peaks”, “Dune” e “Blue Velvet”, nonché il Ray Manzarek in “The Doors” di Oliver Stone). La sua inutilità, debolissimo segno di una poco sconcertante assenza di pensiero o morale, si evince inoltre dal rapporto per nulla indagato col suo ospite terrestre, e dalle sue pulsioni terribilmente commerciali: l’alieno non chiede altro, non vuole altro che una Ferrari, qualche tetta da palpeggiare, e del buon ripugnante pop. La sua cattiveria non sarà tale, per lui, esattamente come la bontà di E.T. ditino rosso non è tale per lui, perché l’alieno di Sholder ammazza solo in nome di quelle tre cosine che vuole. Poco più che una forma patologica di eccessivo individualismo. Una nebulosa di leggerissimo, insipidissimo, vapore acqueo che s’accresce della scarsa resistenza opposta alla gravità, e campa di nessuna domanda, nessuna risposta, nessuna volontà di domandare o rispondere o penentrare dilemmi. Solo una sfoglia inutile strutturata su quell’individualismo esasperato, e mai più inutile, di cui la nostra civiltà s’è invaghita forse proprio negli anni ’80, perfezionandosi a rampantismo yuppie poco dopo, e giungendo addirittura – positivista esempio sperimentale – a concepire oggi un apparato comunicativo che abbia come soggetto l’indistinta totalità: reality show per la tv, blogs per la scrittura, questa pagina per una cultura di sottobosco.
È qui allora che fallisce Spielberg. Ed è qui che giace fra pessime incrostazioni la voce inutilmente di denuncia dell’alieno di Sholder. Ma… sshhh, questo è un segreto, nessuno a parte Rapporto Confidenziale ve lo dirà mai.

Esce anche puntuale Libmagazine. Vi segnalo un articolo sempre di Ciro Monacella sul rapporto fra Marcello Lippi e la fantasia, e un articolo sulle proteste anti-Gelmini che reca la mia firma. Sotto la vignetta in argomento.


sabato 18 ottobre 2008

Sulla Crisi Finanziaria


Diamoci un taglio e intanto diamoci una mossa

Suvvia fatti sentire, mostrati, affacciati, sbircia tra le nuvole, fai l'impossibile ma fatti accanoscere se non vuoi che mi si geli il sangue nelle vene già tiepide. Tuona dall'alto dei cieli e miracoleggia fin sulla terra. Con mani da maestro e occhialini da esperto rimuovi il male che ci hai lasciato a titolo esemplificativo per farci un dì gioire in un "ma quant'è bello il regno dei cieli".
Fai presto che è tardi.



Discover Elisa!

giovedì 16 ottobre 2008

Benvenuti Munacielli, ma come mai non siete belli?

Sul blog di Cuncetta ho trovato un divertente spassatiempo, trattasi di sito web ove è possibile dedurre, previo upload di personali immagini, il volto della futura prole.
Ho uplodato un numero 4 di foto, 2 per genitore ottenendo i seguenti rislutati:
Nel caso in cui il Munaciello faccia da madre e la Bippina faccia da padre, si otterrebbe il seguente marmocchietto


Nel caso in cui la Bippina faccia da madre e il Munaciello da padre -come natura impone- si otterrebbe invece il seguente marmocchietto




Nel primo caso il marmocchietto avrebbe il mio naso e -haimè- le mie orecchie, mentre il colore dei capelli e la bocca sarebbero quelli del munaciello.
Nel secondo caso, invece, il colore dei capelli, nonché la quantità degli stessi, sarebbero di eredità materna, così come la bocca, mentre il naso sarebbe di eredità paterna.
In entrambi i casi il marmocchietto avrebbe i miei occhi, sia nella forma che nel colore.

L'aspetto da rilevarsi come sconcertante in tutto questo smarmocchiamento è che cambiando l'ordine degli addendi non solo il risultato cambia ma è sempre e comunque brutto, bruttariello và, trattandosi pur sempre di infanti cui sarà dato modo di crescere e modificarsi... ma pè mò stì criatur sò brutt!

lunedì 13 ottobre 2008

Prendete appunti

Questa settimana su Libmagazine:
La Taverni
Il Guerrera
Il D'Addesio
Il Mollica
La Mella
le 3 rubriche
e un corsivo
che reca seco le mie iniziali.

sabato 11 ottobre 2008

Sappiate dire con la giusta voce
o tacete se la voce vi comanda.

Ciò che è urlato
va in frantumi e muore

il sussurro, invece,
tuona.



giovedì 9 ottobre 2008

bush e la crisi finanziaria

La vignetta di Ciro Monacella su LibMagazine



Discover Pat Boone!

domenica 5 ottobre 2008

Quer pasticciaccio brutto de Libmagazine


Popolazione in tumulto a San Giorgio a Cremano (Napoli) per la prossima apertura di un sexy shop, il primo in città, che dovrebbe sorgere tra una scuola elementare e una scuola media.
L’iniziativa è stata accolta con sorpresa dai cittadini i quali, oltre a non spiegarsi il motivo che ha spinto le amministrazioni comunali ad accettare l’apertura dell’attività, faticano a comprendere anche il perché questa debba sorgere proprio in una strada centrale, in prossimità di vari istituti scolastici e non lontano da una chiesa. Questo è quanto ci ha spiegato le signora Lucia

Bocciati Spike Lee e Giorgio Bocca
Avremmo potuto parlare della necessità per il newyorkese Spike Lee d’amalgamare cultura nera e cultura italiana universalizzando l’anima segreta della sua città, andando a raggiungere, fra gli incontri originari tra le due culture, quello avvenuto in Italia durante la seconda guerra mondiale; allora ci saremmo con piacere persi nel testo di “Tammurriata Nera”, canzone scritta da Nicolardi e E. A. Mario nell’immediato dopoguerra, che narra dell’insolita nascita d’un bimbo di colore da una donna napoletana… o perfino saremmo sconfinati nelle ragioni che spiegano la figura spaventa-bambini dell’uomo nero.
Invece no.

E’ vero, Santo Padre, l’Aids si combatte a colpi di Billings.
Torna a lanciare appelli contro l’uso sconsiderato della contraccezione il Papa (non il Papa in quanto Joseph Ratzinger, ma in quanto Papa, chè altri ce ne sono stati prima di lui a spiare dal buco della serratura la vita sessuale dei fedeli per indirizzarla alla retta via).
Posso capire l’interesse da saggio padre di Joseph: l’interferenza artificiale del preservativo risulta piuttosto scomoda e poco adatta a godere in pieno dei piaceri del sesso; la pillola discrimina quelli che non riescono ad ingoiarla, un po’ come l’iPhone fa con gli obesi che hanno polpastrelli troppo grossi per cimentarsi col touch screen. Insomma, in un mondo ideale, senza malattie e dove dall’incontro di uno spermatozoo e un ovulo non si incorra nel rischio di una gravidanza non desiderata, sarei anche io contraria alla contraccezione e favorevole al libero mercato.

Mourinho Special Love
Leggenda dice - e realtà conferma – che un paio di mesi fa José Mourinho, poco dopo un’amichevole estiva dell’Inter in Portogallo, abbia preso due aerei speculari (Oporto-Malpensa e Malpensa-Oporto) nel giro di otto ore per riaccompagnare la squadra in Italia e per poi ritornare immediatamente in Portogallo, dove la sua famiglia lo aspettava.
Alzi la mano un allenatore che abbia fatto una sfacchinata simile per i suoi giocatori. Il Mou, nella cerchia dei suoi colleghi, è sicuramente “special” (nickname che nacque oltremanica alla sua prima conferenza da allenatore del Chelsea). Aneddoti sul suo carattere e sul suo rapporto con i giocatori si sprecano, vedi i continui messaggini che si scambia con calciatori del passato e del presente come un padre/fratello maggiore.

giovedì 25 settembre 2008

nominale


Discover Eddie Vedder!

A questo posto dedico una composizione di paglia e polvere che ha le pareti friabili del nido, e il suo fegato tiepido. Questo nido artefice, signore e schiavo, quanto origine, percorso e meta, d’ogni fuga o della più soave. A questo nido dedico una parola che scivola dietro l’insenatura cruda di una spina, una catena di parole accomunate da identico fiato. Qui, tabacco bruciato, una virgola a caso, una dittatura speciale… gli anelli secchi che intrecciati fanno una tela o una ragione per cui dirsi prigionieri. Giro attorno al mio volo, all’ala intonsa che profuma di farina umida. Guardo il sole che si frammenta su uno spuntone lavico, mi bagna la faccia. La salita esclude e include come la bocca di una madre. È un gioco erotico che sfiora la morte, ed ogni asfalto penetra l’ombra delle mie spalle in folk. I mammiferi, i mammiferi grassi compongono lotte mortali mentre s’ungono del loro sebo: mazurke pietose. Ma non ci sia paura nell’ignoranza del mondo se si persegue la conoscenza del proprio ventricolo, o la conta della sua prosodia. O cuore anapesto! pensi di dover volere più di quello di cui hai bisogno, e finché non avrai tutto non sarai libero: società, sei una razza folle, spero non ti sentirai sola senza di me…

Society
you’re crazy breed
I hope you’re not lonely without me.

martedì 23 settembre 2008

Ciao Darwin





" Ciò che più mi sorprende nel contemplare i grandi destini dell'uomo è di vedere davanti ai miei occhi sempre il contrario di ciò che oggi vede o vuol vedere Darwin con la sua scuola: la selezione a favore dei più forti, dei più dotati, il progresso della specie. Si può toccare con mano esattamente il contrario: la cancellazione dei casi felici, l'inutilità dei tipi più altamente riusciti, l'inevitabile vittoria dei tipi medi e perfino di quelli al di sotto della media. "


F.NIETZSCHE, Frammenti postumi, 1888-89









lunedì 22 settembre 2008

Antimilitarismo e dintorni


Di CIRO MONACELLA
L’antimilitarismo, con più definizione rispetto al pacifismo, è un’idea alquanto economica. Il suo prezzo si tiene basso, del medesimo formale valore d’un complimento. Un’idea solubile, e accantonabile senza eccessiva pena, in entrambi i grandi sistemi cui l’uomo dedica somma applicazione.

martedì 16 settembre 2008

Do you remember?



Porco Giuda - Mauro Marino - 1996

Baby - Mauro Marino - 1996


lunedì 15 settembre 2008


Un giorno qualunque,
un giorno perfetto.

Non vorrei mai essere una donna sulla soglia dei quaranta ed avere i capelli sfibrati, arruffati dalla mancanza di sonno e ben pochi soldi per curare le meches. Poco gusto nel vestire, calze rotte, rossetti accesi, e riuscire a non lasciarsi andare, comunque, ché sennò è la fine. Non vorrei mai abitare in uno di quei palazzi grigi e senza l’ombra di un parco vicino dove portare il cane, che si trovano nelle periferie disagiate delle grandi città. Non vorrei mai essere costretta a prendere i mezzi pubblici ogni giorno nelle ore di punta per raggiungere un lavoro precario che pagano una miseria e che non dà alcuna soddisfazione, nè basta ad arrivare alla fine del mese. Non vorrei ritrovarmi - ...

mercoledì 10 settembre 2008

Giornata Mondiale per la
Prevenzione del Suicidio,
10 settembre 2008

“Pensare globalmente,
organizzare nazionalmente,
agire localmente”



martedì 9 settembre 2008

News e sondaggi


Libmagazine è tornato, già da una settimana, ma io ho realizzato solo adesso.
Inutile, dunque, segnalarvi la nuova grafica e l'ingresso di nuovi collaboratori, due su tutti: Fabio Benincasa e Dario Ripamonti; superfluo segnalarvi la possibilità di commentare gli articoli; stra-super-inutile mostrarvi l'ultima vignetta del Munaciello

Ah! Non dimenticate di rispondere al sondaggino in alto a dx.






E' online anche la versione portabboli di Libmagazine







domenica 31 agosto 2008

Per la precisione


Quanto a voi.

Innanzi tutto ben tornati e ben trovati. Spero che i mesi appena trascorsi siano stati per voi gai e bei. Spero che i vostri occhi abbiano goduto di soleggiate spiagge e ventilate lune, di folleggianti fuochi e di chiare, fresche et dolci acque.

Quanto a me.
Le mie acque sono state fresche come soleggiate sono state le mie spiagge et ventilate le mie lune.
Ma tutto scorre, panta rei, niente è per sempre nè come sembra.
Le mie vacanze sono finite già da un po'... da un pezzo, oserei dire, da un pezzo enorme (i più attenti si saranno accorti dei notevoli cambiamenti apportati al blog, segni inequivocabili del mio tacito ritorno, nonchè dell'insofferenza che da anni mi perseguita) e di questi giorni passati "in vacanza" a casa, posso dirvi solo questo: giungo a settembre come fosse già novembre, con una spossatezza mimica, fisica e mentale da far rabbrividire i pallidi, con i neuroni già in poltiglia,con le estremità demotivate e flaccide. Lo so, avrei potuto annunciarvi il mio ritorno risparmiandovi cotante litanìe che, a leggerle, fanno più male a me che a voi... ma alla penna non si comanda.

Quanto a noi
Sono orgogliosa di mostrarvi l'ultima creazione del munaciello, egli sì che ha la testa dove occorre!
-Sulla parete destra di questo blog troverete, inoltre, una mia creazione dal titolo "a ... mici miei", mi limito a segnararla giacchè il rispetto che nutro per voi mi impedisce di inserirla nel post.

Once upon a time the West - C'era una volta il West

lunedì 28 luglio 2008

Un saluto dal mare ...

martedì 22 luglio 2008

Ricevo e pubblico

Marzia,
in queste ore abbiamo pubblicato sul sito dell’Associazione Luca Coscioni e sul sito di Radio radicale, il video del testamento biologico di Paolo Ravasin, il presidente della Cellula Coscioni di Treviso, malato di sla, che ha voluto attraverso la sua testimonianza in voce esprimere le sue dichiarazioni anticipate di trattamento. “Nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca – ha detto Paolo Ravasin – oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale”. Il video, ripreso subito dopo in home page su Repubblica.it, rappresenta una nuova fase di lotta per Paolo Ravasin e per tutta l’Associazione Luca Coscioni per affermare il diritto di ciascun cittadino a decidere sulle proprie cure o trattamenti medici anche, in caso di eventuale incapacità, attraverso dichiarazioni anticipate di trattamento. Per sostenere le iniziative dell’Associazione Luca Coscioni occorre però il tuo aiuto. Iscriviti o contribuisci. Anche uno in più conta!
www.lucacoscioni.it/contributo.

sabato 19 luglio 2008

Diciamolo per dire

Come al solito sono rimasta indietro con i post ed ora dovrei postare gli arretrati tutti in una volta. Ma non credo di farcela, perciò posterò il tutto un pò alla volta, una cosa per volta sì da capircisi.
Partiamo da
Adriano Celentano che stavolta ne ha sparata una più del Papa.
Chi l'avrebbe mai creduto possibile!

Proseguiamo col LIMERICK CONTEST, generato e non creato dalla sostanza cerebrale di Giorgiodasebenico e Sogni&Bisogni.
Questi i componimenti che a loro ho donato. Più che doni, susanielli.

Niente case.
Niente vento.
Solo un grido di cemento.
(qui ci si riferisce ad Eluana Englaro)

***

Tanto va la gatta al lardo
che ci lascia lo zampino
lo diceva il canarino
ma nun c’è stato ch’ ce fa!

E beato sia il canario
che non tace disappunti
e se scorge sotterfugi
te li inchioda lapperlà.
(qui ci si riferisce al tanto sperato e temuto concerto di Pino Daniele -8luglio2008-, che costò al mio animo tanti patimenti quanti sono i capelli di una bambola di porcellana).

Continuiamo facendo tanti auguri alla Corte di Cassazione che sta riuscendo a prendere sempre più dimestichezza con l'acqua calda. Eureka!

venerdì 11 luglio 2008

Sia fatta la volontà d'Iddio

Il 26 novembre 2002 Piergiorgio Welby scrisse: «Abbiamo buone speranze di successo battendoci per il diritto degli SVP (stati vegetativi permanenti) e dei loro familiari ad una legge che consenta l’interruzione (anche in assenza di un testamento biologico) di queste “morti sospese”. Le dichiarazioni del prof. Veronesi, fatte nel 2001, vanno in questa direzione. Dobbiamo batterci, unguibus et rostris, per la legalizzazione e la conoscenza del testamento biologico, per il diritto dei malati terminali a non essere sottoposti ad interventi il cui fine sia quello di procrastinare la morte per brevi periodi. È molto difficile entrare in dettagli tecnici, mi limito a fare una operazione che definirei “leopardiana” …dal particolare all’universale. Ecco tre casi: ho assistito ad un massaggio cardiaco effettuato ad una paziente in stato vegetativo persistente andata in blocco. Un paziente di 74 anni affetto da SLA (sclerosi laterale amiotrofica) in fase terminale è stato tracheotomizzato e tenuto in vita per 3 mesi in sala di rianimazione, ogni giorno chiedeva di morire. Il mio caso: d’accordo, io e la mia compagna avevamo deciso di lasciare che la DMP (distrofia muscolare progressiva) facesse il suo corso. Dopo una settimana di problemi respiratori gravissimi ho chiesto un aiuto, sono andato in coma. Un protocollo di rianimazione, a mio avviso discutibile sia eticamente che per gli art. 13, 14, 15, del C.D.M. mi ha restituito alla “vita” tracheotomizzato, vincolato ad un ventilatore polmonare, nutrito attraverso una sonda naso-gastrica. Queste situazioni non devono ripetersi!»

sabato 5 luglio 2008

mercoledì 2 luglio 2008

Alla scoperta del fisico nascosto

Vorrei condividere con voi una nuova interessante scoperta in cui sono inciampata così...per caso:
Lete è il nome di questa scoperta.

Vai qui per leggere

Vai qui per ascoltare


*..*..*..*..*..*..*

E' LIBERA!

domenica 29 giugno 2008

Pino Daniele: a domanda risponde

"..lo ripeto, non sarei esistito come artista se non fossi nato a Napoli, durante i miei concerti si crea un rapporto davvero eccezionale con il pubblico di Napoli, soprattutto con i giovani. Solo i napoletani riusciranno a salvare Napoli."
dal libro 'Pino Daniele un uomo in blues'


Pino Daniele bidona miseramente i suoi fans napoletani: il concerto dell' 8 Luglio, che doveva tenersi allo stadio San Paolo prima e all' Ippodromo di Agnano poi, si terrà invece a Piazza del Plebiscito con tanto di telecamere per la diretta TV. Ma Pino non si scusa per il contrattempo, anzi, alza la posta per farci tenere la posta: «La tv mostrerà la faccia pulita di Napoli, noi canteremo insieme, napoletani e non, la nostra voglia di riscatto»; canta che ti passa, avrebbe potuto aggiungere, ma si è taciuto. Meglio così. Fatto sta che sono circa 3.000 sinora i biglietti rimborsati sugli oltre ventimila già venduti dopo l’annuncio del posto unico (20 euro) di fronte ai tre ordini di posti previsti originariamente allo stadio, e non poteva essere altrimenti, datosi che l' Artista è da tempo immemorabile che ha smesso di cantare Napoli e questo non dev'essere sfuggito quasi a nessuno. Ma c'è un fatto, a mio parere, molto più grave del banalissimo 'lontano dagli occhi lontano dal cuore': Pinuzzo Napoli non ha smesso solo di cantarla, no no, l'ha dimenticata, ci ha messo una pietra sopra e su questa pietra ci ha fondato una lapide.

Copioincollo un pezzo di un'intervista rilasciata da Pinuzzo per Panorama:
Lei ha detto più volte di essere cresciuto in mezzo alla camorra.
So benissimo di cosa sto parlando, io da ragazzo ne ho viste di tutti i colori. La camorra nella mia infanzia era ovunque, ma era anche molto diversa da quella di oggi. La manovalanza della criminalità organizzata viene reclutata tra gli extracomunitari, cinesi, albanesi, romeni, africani… Spesso si tratta di gente disperata, disposta a uccidere per una manciata di euro. Io però non sono un politico, cerco solo di mandare messaggi positivi attraverso la musica. E aver rimesso insieme la mia band storica con James Senese, Toni Esposito e Tullio De Piscopo mi sembra una bella occasione per far rivivere delle emozioni che vengono da lontano. Mi auguro che il nostro concerto dell’8 luglio con decine di migliaia di persone serva a far accendere i riflettori sulla Napoli sana e creativa. Che esiste, ma è coperta da una montagna di spazzatura. E poi speriamo in San Silvio (ride, ndr) che ha voluto prendersi a cuore la sorte della città.
Perché a un certo punto della sua vita ha abbandonato Napoli per trasferirsi a Roma?
Me ne sono andato per riuscire a lavorare, per avere degli spazi compatibili con la musica: dai luoghi per i concerti ai teatri, alle sale di registrazione. Roma è sempre stata un punto di approdo per noi del Sud che volevamo intraprendere una carriera artistica. Negli anni Cinquanta anche Totò ha vissuto nella capitale. A Napoli riuscivi a fare qualcosa solo se ti muovevi nel sottobosco, se andavi a cantare ai matrimoni. E poi non volevo che i miei figli (ne ha tre di 3, 6 e 12 anni, ndr) crescessero in un clima di terrore o con la mentalità che per vivere protetti bisogna entrare in contatto con certa gente.

Pino vuole salvare Napoli con la sua musica, con il ricordo dei bei tempi andati per dimostrare che Napoli non è solo 'na carta sporca, ma anche musica, canzoni e mandolino e lo fa alimentando un vociare (mi riferisco al clima di terrore nel quale avrebbero vissuto i suoi figli) che non riguarda Napoli tutta nè i napoletani tutti. I miei capelli ne hanno fin sotto le doppie punte di queste litanìe! Litanìe strazianti che lo stesso Pino aveva criticato dicendosi preoccupato per l'immagine che certi film (il Divo e Gomorra) avrebbero dato del nostro paese all'estero; ma, fatto ancor più grave, se è possibile, è che in questo caso, queste litanìe mi fanno provare un misto di pena e tenerezza per tutta quella certa gente che ha protetto il Nostro fino all'emigrazione.

giovedì 26 giugno 2008

1-2-3-4-5-6-7-8-9e10

Mi lascio incatenare volentieri dall'amico Pasquale ad una catena che sì è bella assai!
Di seguito le regole comprensive di svolgimento punto per punto e basta.


1) Scrivere il nome di almeno cinque poeti di ogni tempo e luogo dei quali si è innamorati.

- Giuseppe Cangiano, Paolo Birolini, Emily Dickinson, PPP



2) Citare alcuni versi significativi di almeno uno dei poeti elencati.

“Alla fine dolente t’amo anch’io
ti chiamo e ballo e grido e non rispondi
la tua nuova stagione non mi vede,

ma sai di me che vivo, come dio,
come immagine persa dei tuoi mondi
e il tuo cuore mi sente e non mi crede.

Io dolcemente a questo sopravvivo
e sono Paolo solo quando scrivo”.

Napoli, ottobre 1982
da I Dolori Del Bosco
Paolo Birolini

3) In aggiunta o in alternativa al punto (2)- se è vero che siamo un popolo di poeti, navigatori, santi, ecc...- citare almeno un PROPRIO componimento poetico, o anche soltanto alcuni versi di esso/i.


Tra stanze buie,
scaffali,
polvere
e
pianoforti smessi,
s’aggira
con tristezza
l’ in-spiegato,
come lanterna
mossa
da sconosciuta
mano.
Sotto le dita
palpita
qualche nota
ancora
a inaugurar
sonate mai
compiute.
L’orecchio,
che fungeva daspartito,
un giorno,
stanco,
ha rinnegato il suono
facendo tramontare
il sol dietro di lui.

Ivi 2006

4) Per i veri patiti (!) dell'arte poetica, sarebbe gradito un componimento anche brevissimo, appositamento creato e pubblicato , con tutta la spudoratezza di cui si è capaci, in prima esclusiva per questo gioco blogghereccio.

- Ecco, questo mi manca. Sarà mica che non son patita? Eppure i patimenti non mi mancano….

5) Infine...invitare a partecipare altri bloggers (3,6,9...) e raccomandando il rispetto di queste semplici regole ai malcapitati.

- Mhmh, non vedevo l'ora:
Davidez, Escepocomabene, Ugolinostramini, Espressione,

..+..+..+..+..+..+..+..+

martedì 17 giugno 2008

Mò pozz' parlà



--*--*--*--*--


Anche Marzia Cangiano sul corriere del mezzogiorno. Non c'è più religione. (semi cit.)


giovedì 12 giugno 2008

Vedo chiaro

A)

giovanni ha detto...
ciao, sono di viterbo e conosco le persone coinvolte nella vicenda. la notizia è stata distorta dai mass media e in malafede anche dalla curia che ha rilasciato le dichiarazioni. la curia e il vescovo hanno ripetutamente dichiarato il falso.

1) non è vero che il ragazzo non può procreare!!! i dottori che lo seguono non l’hanno mai detto. non si sa, punto e basta. quindi il vescovo ne sa meno di tutti.

2) secondo lo stesso codice canonico, se l’impossibilità a procreare è in dubbio, il matrimonio non può essere impedito.

è evidente che il vescovo o non conosce il codice canonico oppure ha voluto coscientemente impedire il matrimonio in ogni caso, affidandosi ingenuamente alla presunta ignoranza in materia di tutti. quindi la difesa ad oltranza della sua decisione è quantomeno grottesca e ingiusta. ma quello che interessa mettere in luce è che non si tratta tanto di regole formali religiose non rispettate, quanto piuttosto di mancanza di umanità del vescovo, che, ripeto, con cinismo e disumanità ha negato un momento di felicità a due ragazzi che si amano. ma che ne capisce un vescovo di amore?

Questo il commento lasciatomi al post sotto, lo pubblico perchè credo possa aiutarci a capire meglio come siano andate le cose. Abbiate fede, anzi no, fiducia!

B)

"DOMANI" CLAMOROSO ANNUNCIO DELLA GREGORACI SULLE PROSSIME NOZZE CON FLAVIO BRIATORE.
Non vi dico dove e a chi Elisabetta annunciò il lieto evento, vi viglio fare una sorpresa!

martedì 10 giugno 2008

Questo matrimonio non s'ha da fare

Eh si! È proprio così. 1000 passi indietro abbiamo fatto, secoli cancellati così, con un batter di ciglio. Proprio quando si credeva esser andati un pochino più in là, con l’ammissione di un disabile nelle file dei normodotati, di aver abbattuto l’ultima barriera nonostante l’ottusità salutista e aggressiva di questa civiltà occidentale, ecco che questa stessa società, cristiana e misericordiosa per la precisione, ci si è schiantata in faccia come un treno, lasciandoci la stessa sensazione di stordimento totale, irreversibile. Una tranvata vera e propria, come quella che ti sorprende nelle
giornate di sole quando qualcosa nell’aria ti dice che tutto sta andando per il meglio.Che la disabilità fosse condizione ingrata, lo si sapeva da un po’, lo si poteva immaginare, quantomeno, pensando alle piccolezze quotidiane quali alzarsi dal letto, camminare, badare autonomamente a se stessi…; ma che fosse anche un impedimento al matrimonio, questo non lo si poteva proprio supporre, neanche per assurdo.

Capita oggi che il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, neghi il matrimonio in Chiesa ad una coppia di giovani a causa dell’invalidità di lui, che non gli assicurerebbe la capacità procreativa, ‘Impotenza Copulativa’, così si dice. La Curia assicura che <<>> … <<>> e di questo non possiamo esserLe che grati. Se fosse stata anche irrispettosa ed indiscreta, se non avesse compreso a fondo la situazione, ci saremmo indignati non poco, questo atteggiamento ci avrebbe aperto ferite profonde nell’anima e nel corpo. Forse avremmo anche provato un risentimento profondo verso l’intera Chiesa e verso quello che da lei ci viene… i Sacramenti ad esempio, il Matrimonio ad esempio.

Continua....

Intanto, chiamatemi pure zia....

domenica 8 giugno 2008

Giochin giochetto


Faccio il possibile,
ma non riesco a fare di più!
Abbiate pazienza
ma soprattutto fiducia :)

giovedì 5 giugno 2008