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A CUOPPO CUPO POCO PEPE CAPE ...e... POCO PEPE CAPE A CUOPPO CUPO

venerdì 9 ottobre 2009

Tal mi fece la bestia senza pace: file not found /2


Ah occhi miei, occhi di mare
come riuscite a farmi tanto male?


Non mi spiegavo eppure sapevo che era giusto. Occhio non vede, cuore non duole, ma occhio sì. Non bastava più la terra, quel sordo calpestio mi annientava i bulbi e allora, forza e coraggio, drizzai la testa. Non vidi nulla, non c’era niente intorno a me: solo il cielo stellato sopra di me e più di qualche legge del dolore dentro di me. Ero finita veramente in un brutto impiccio. Pensai allora di fare delle stelle il mio bastone, ma queste si nascondevano tra rami e foglie al primo soffio di vento e amen. Affidarmi alle leggi del dolore poi, esse mi avrebbero rispinto là dove 'l sol tace come da sempre era stato. E allora amen.

‘Sì cogitando mi sedetti, e lì ristetti.

mercoledì 7 ottobre 2009

File not found

E fu così che un dì di dicembre mi ritrovai per una selva oscura. Non avevo smarrito la retta via, anzi, l'avevo abbandonata di mia sponte per scoprirne di nascosto l'effetto. 'Vengo anch'io?' mi si disse. 'No!' mi dissi e così rispondendo mi avviai. Lasciai me dietro certi occhi e qualche sguardo, delle mani e qualche piede che -solo poi m'accorsi- s'era fatto pedata, e continuai.
Non guardavo mai indietro nè avanti, solo in terra e quello che calpestavo era tutto quello che vedevo, anche gli odori.
Non mancavo di niente, niente ricordavo e niente pativo. Solo un po' di dolenzìa a livello del collo degli arti inferiori. Note dolenti ma di facile gestione. Bastava, infatti, che disponessi il corpo in posizione seduta o supina e tutto tornava a non dolermi più. Feci così per del tempo che non oso quantificare e mi trovai bene finchè la dolenzìa non si spostò agli occhi.

Ah occhi miei, occhi di mare
come riuscite a farmi tanto male?


...te be continued...

martedì 6 ottobre 2009

<< L'ho fatto perchè me l'ha detto lui >>

Lo so, adesso dovrei commentare la pena anch'io dicendo che i due sucidi meritavano di più e che è sempre la stessa storia e che questo succede quando le città non vengono fatte a misura di donna e che 'stì giudici trovano sempre il modo di concedere le attenuanti e che i due hanno tentato di discolparsi con argomentazioni indubbiamente barbine e che chi è intervenuto lo ha fatto solo perchè al gabbio c'erano finiti due romeni dal momento che i cittadini italiani c'hanno un senso di giustizia che ce lo invidiano in tutto il mondo.... cose così insomma, buttate giù tra l'ironico e l'amaro ma si tartterebbe pur sempre di cose già scritte e già lette e, in quanto tali, inutili.



lunedì 5 ottobre 2009

Dicevamo 'ste donne / 2

Oggi ne ho incontrara una ruggente, scoperta grazie ad una donna speciale.

My friend has problems with winter and autumn
they give him prescriptions, they shine bright lights on him
they say it’s genetic, they say he can’t help it
they say you can catch it - but sometimes you’re born with it

my friend has blight he gets shakes in the night
and they say there is no way that they could have caught it in
time takes its toll on him, it is traditional
it is inherited predisposition

all day i’ve been wondering what is inside of me, who can i blame for it

i say:

it runs in the family, this famine that carries me
to such great lengths to open my legs
up to anyone who’ll have me
it runs in the family, i come by it honestly
do what you want ‘cause who knows it might fill me up

my friend’s depressed, she’s a wreck, she’s a mess
they’ve done all sorts of tests and they guess it has something to do
with her grandmother’s grandfather’s
grandmother civil war soldiers who
badly infected her
my friend has maladies, rickets, and allergies that she dates back to
the 17th century
somehow she manages - in her misery - strips in the city
and shares all her best tricks with me?

well, i’m well. well, i mean i’m in hell. well, i still have my health
(at least that’s what they tell me)
if wellness is this, what in hell’s name is sickness?
but business is business!

and business
runs in the family, we tend to bruise easily
bad in the blood i’m telling you ‘cause
i just want you to know me
know me and my family
we’re wonderful folks but
don’t get too close to me ‘cause you might knock me up

mary have mercy now look what i’ve done
but don’t blame me because i can’t tell where i come from
and running is something that we’ve always done
well and mostly i can’t even tell what i’m running from

i run from their pity
from responsibility
run from the country
and run from the city

i can run from the law
i can run from myself
i can run for my life
i can run into debt

i can run from it all
i can run till i’m gone
i can run for the office
and run from the ‘cause

i can run using every last ounce of energy
i cannot
i cannot
i cannot
run from my family
they’re hiding inside me
corpses on ice
come in if you’d like
but just don’t tell my family
they’d never forgive me
they’ll say that i’m crazy
but they would say anything if it would
shut me up.....

"Runs in the family"
Amanda Palmer

' LA TRIBU' ' non si fa e non si dice


Così Massimo Giletti durante la conferenza stampa di presentazione della 'nuova' DomenicaIn:
«Ho ricevuto una lettera, firmata da dieci avvocati, in cui mi si intima di non parlare, durante L’arena, del reality di Mediaset La tribù, dal momento che il tema che aprirà domani la nuova Domenica in, saranno i guasti del gossip. In sei anni del mio programma, non era mai successo che qualcuno cercasse d’impedirmi di parlare, tentasse di censurarmi. Forse dipende dal fatto che L’arena ha detto chiaro e tondo che i reality sono un pericolo, per la nostra tv e per la nostra società. E che quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi».

E' molto complicato riuscire a carpire il tipo di messaggio che l'arena ha voluto mandarci in tutti qiesti anni dal momento che ogni argomento che si è toccato è stato sempre accompagnato da schiamazzi da reality ... però se Giletti dice che all'arena hanno gridato anche contro questi ultimi noi dobbiamo crederci. Del resto chi se ne frega! La cancellazione de La Tribù non ha fatto altro che migliorare la qualità dei palinsesti e di conseguenza quella delle nostre vite - si mormora addirittura che grazie a questo non più reality show la Moric abbia addirittura trovato l'ammore! Che gioia!- . Però il domandarsi è d'uopo: perchè non si può parlare de La Tribù? Perchè addirittura la minaccia? Nè ma che è stat'?

sabato 3 ottobre 2009

Dicevamo ‘ste donne

"Io non rispondo" - il docu-film di Repubblica


VIDEO RIMOSSO

DALL'UTENTE
IN QUANTO IL
SUDDETTO E' STATO
CAMBIATO
NEI CONTENUTI
DALLA FONTE

venerdì 2 ottobre 2009

C’ero pure io ieri con la D’Addario D’A Santoro


E mi sono piaciuta molto. D’altronde il Santoro le aveva riunite quasi tutte: la puttana, la bigotta, la femminista e la fascistoide arrajata, dunque mi sono sentita anche io parte dello show. Ovvio che le altre hanno trovato ragion d’essere solo nella presenza della puttana, a nessuno interessano le blaterazioni di una neolaureata in giurisprudenza che fa del suo titolo il suo certificato di onestà morale ed intellettuale, tantomeno le farneticazioni di una femminista che ha l’ardire di farneticare in top! Ed ecco pronta la reazione della bigotta che interviene unicamente per sottolineare lo scollo. Ma quella dell’insapio mondo femminile è storia banale a confronto di quella di una puttana che “invece di dire che fa immagine o la modella dice di fare la escort”. Se poi quest’ultima se ne lascia dire di tutti i colori da chiunque prenda parola, allora lo show si fa succulento e non cambieresti canale manco se ti dovessero cecatte. E questo è quello che è successo a noi, a me e ai miei amici ieri sera. Tutti attaccati al video in attesa. Non so bene gli atri di cosa fossero in attesa, ma so per certo che io attendevo con ansia il momento in cui la Patrizia avrebbe speso due parole anche in sua difesa. Così non è stato e ancora non so spiegarmi il perché. So solo che il suo silenzio non è servito ad alcunché tranne, forse, a nutrire ulteriori inopportuni commenti da parte di chi la seguiva da casa. E questo è quello che è successo a me e ad un mio amico ieri sera:
Michele Santoro: “ Sentiamo cosa dice la signora D’Addario”
il mio amico: “e mica la possiamo chiamare signora?”
io: “ perché no, se uno dei suoi clienti lo dobbiamo chiamare premier?”

Benissimo, mi sono detta, quest’enorme fronte che mi ritrovo continuerà a bruciarmi per l’eternità, e le mie guance si accenderanno sempre di questo rosso sanguigno fino a che vedrò Noi altre batterci tanto per smascherare il vile maschio - sia esso premier o spazzino-, per far sì che di esso si dica quanto si dice di noi, e poi, nel farlo, ci dimentichiamo di far rispettare noi stesse, di difenderci prima che i nostri interlocutori ci facciano apparire come donnucole prive d’intelletto, seppellendo il nostro dire sotto macigni troppo comodi per chi ci vorrebbe solo ansimanti o zitte.

QUI AnnoZero minuto per minuto, o quasi

giovedì 1 ottobre 2009

29.09.09 - Le 7 domande che hanno inchiodato Berlusconi

di Marco Travaglio e Elio Veltri
Esercizio di memoria per ragazzi: 2 querele per “falsità“, 2 sconfitte pagate 115 mila euro.
Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?

Premessa: la Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni Settanta di Carlo Rasini, è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord-Italia. Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia. In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca, prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine come Direttore.


1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus. Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca Rasini, era suo padre?

2) Sempre intorno agli anni Settanta il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?

3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitré “Holding Italiane” che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, e altre 15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré holding di parrucchiere, che non furono trovate a una prima indagine della guardia di finanza, e le ventitré Holding italiane, sono la stessa cosa?

4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della magistratura inglese?

5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con annesso parco, villa San Martino, di circa 3.500 metri quadri, 147 stanze,una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una bibliotca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e piscine. Un valore inestimabile che fu venduto pe r la cifra di circa 500 milioni di lire (250.000 euro) in titoli azionari di società all’epoca non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per circa 250 milioni.(125.000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia, Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?

6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré Holding verranno da lei intestate proprio alla Par.Ma.Fid. Per conto di chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così notevole dei suoi beni?

7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo finanziario italiano? Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia una persona libera.

P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per dichiarazioni false rese ad un giudice in un tribunale, dovrebbe farci la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole risposte non essendo ovviamente sufficienti.

NOTA – Le sette domande sono state pubblicate ne “L’odore dei soldi” di Elio Veltri e Marco Travaglio (Editori Riuniti) 2001. Quindi note a tutti i parlamentari del Partito delle Libertà, della Lega e all’opposizione. Berlusconi ha intentato due cause agli autori del libro: la prima, per diffamazione, si è conclusa nel 2005 con l’assoluzione dei due autori e la condanna a Berlusconi: 100.000 euro di spese. La seconda – richiesta di risarcimento per diffamazione a mezzo stampa – è stata respinta dal Tribunale di Roma con l’obbligo del pagamento di 15.000 euro da parte del querelante. Carlo Costelli, dipartimento di Fisica & e INFN Università Sapienza, Roma, informa che questo testo in italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco è a disposizione su http://sites.google.com/site/carlocosmelliwebsite/Home gruppo facebook. Sta per entrare in rete la traduzione in arabo, giapponese, olandese.

mercoledì 30 settembre 2009

NCCP - TARANTELLA DEL GARGANO



"Battiamoci per la verità". E noi ci proviamo...


Non ha più obbligo di dimora nella casa dei genitori a Roma l'ex 'pariolino' che con Izzo e Ghira seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti il 30 settembre 1975
Gianni Guido è tornato in libertà pena scontata per la strage del Circeo


Così mi hanno salutata i giornali stamattina e così li ho salutati io: leggendo i numerosi titoli senza battere ciglio, senza farmi neanche un’opinione mia personale, perché sapevo che altrimenti mi sarei rosicata il fegato. Poi Matrix mi ha rapita: è bastata qualche blaterazione di Meluzzi e sono caduta come una pera cotta. Nello specifico, mi sono sintonizzata nel bel mezzo di un dibattito tra il dottore e la Santanchè e mentre il dottore insisteva sul carattere rieducativo della pena – che giustificherebbe la liberazione del non più pericoloso Guido - la Santanchè lo guardava beffarda, sbuffando risatine come per dire ‘ma che stai a dì’ .. finché ha detto, o meglio, insinuato: ‘sappiamo bene come viene svolto il percorso rieducativo nelle carceri!!!’
Ohibbò! E ditecelo pure a noi dal momento che potrebbe divenire un problema pure nostro. Nulla è stato specificato, anzi, di fronte al manifesto risentimento del Meluzzi –che a certi percorsi ci ha sempre tenuto- la Santa ha preferito tacersi lasciando a me il tempo per una frugale riflessione (ovvio che il mio pensiero è frutto d’ignoranza, nel senso che ignoro totalmente i metodi rieducativi attualmente applicati ed applicabili alla popolazione carceraria).
Insomma mi son detta: presupposto primo ed imprescindibile affichè possa avere luogo tale rieducazione è che il carcerato espii la sua pena totalmente in carcere. Difatti, solo un rapporto costante tra carcerato, educatore, psicologo e/o psichiatra e quante sono le figure professionali previste dal percorso, può permettere a quanti coinvolti nella terapia di istaurare un sano e produttivo rapporto di fiducia e collaborazione tale da rendere il carcerato socialmente, moralmente ed emotivamente riabilitato.



Ora, ripercorrendo brevemente lo strascico giudiziario di Gianni Guido emerge quanto segue:

29 settembre 1975: strage del circeo

29 luglio 1976: sentenza in primo grado: ergastolo per Gianni Guido e Angelo Izzo, ergastolo in contumacia per Andrea Ghira
28 ottobre 1980: sentenza modificata in appello per Gianni Guido: condanna ridotta a trenta anni
gennaio del 1981: Gianni Guido evade e fugge a Buenos Aires dove viene arrestato due anni dopo
TOT: 4 ANNI IN CARECRE, 2 ANNI FUORI

aprile del 1985: seconda evasione. Catturato a Panama ed estradato in Italia nel giugno del 1994
TOT: 2 ANNI IN CARCERE, 9 ANNI FUORI

25 agosto 2009: fine pena
TOT: 14 ANNI IN CARCERE

TOTdeiTOT: 20 ANNI IN CARECERE, 11 ANNI FUORI – senza contare i permessi di cui ha potuto usufruire e il fatto che dal maggio 2008, affidato ai servizi sociali, aveva obbligo di residenza presso la casa dei genitori.

Da questo breve excursus si deduce facilmente che il Gianni Guido non solo non ha scontato la sua pena per intero, ma ha anche avuto la fortuna di cambiare più carceri – due fattori, correggetemi che sbaglio, che vanno totalmente a discapito di quel sano rapporto carcerato-rieducatori di cui dicevamo poc’anzi; inoltre il giovine si è reso latitante per due volte, sintomo che ha avuto serie difficoltà ad accettarsi come ‘soggetto criminoso’ e ad accettare, di conseguenza, la sua permanenza in prigione come atto dovuto a sé stesso, necessario per la sua riabilitazione morale prima che sociale.
Saranno bazzecole le mie, pinzillacchere ... fatto sta che oggi Le Sentenze lo dicono sano, salvo sicuramente, guarito e non più pericoloso. E noi non solo ci crediamo ma speriamo anche d’incontrarlo un giorno, non in un locale da rimorchio né in una stradina isolata … diciamo mentre se ne va a far compere in cerca di saldi, sì da potergli chiedere:
“Né ma tu comm’ cazz’ ‘he fatt’ a ascì?”

lunedì 28 settembre 2009

''Ogni volta che sono felice ho un terribile presentimento. '' R. P.


Di stupri ne abbiamo piena la vita, di stupri impuniti poi… meglio sorvolare. Ma quello che leggo oggi è fatto antico, talmente antico da sembrare nuovo ogni volta. Succede che nel 1977 un già famoso Roman Polansky abusi di una tredicenne a Hollywood:

Il regista,oggi 76enne, fu fermato dalla polizia californiana alla fine del ’77 con l’accusa di aver stuprato la 13enne Samantha Geimer nella villa di Jack Nicholson. Secondo l’accusa, Polanski, prima del rapporto sessuale, somministrò alla giovane droga e alcool. Ma il regista pur ammettendo il «rapporto sessuale illegale» con una minorenne, aveva negato lo stupro perché la ragazzina aveva già avuto rapporti ed era consenziente. Se fosse stato giudicato colpevole dello stupro avrebbe rischiato una condanna fino a 50 anni di carcere. Nel maggio scorso, un tribunale di Los Angeles respinse il ricorso in cui Polanski chiedeva l’archiviazione delle accuse.

… e succede che solo dopo 31 anni venga arrestato per il suddetto abuso. Fin qui nulla di strano, non è mai troppo tardi, meglio tardi che mai, ecc…
Il fatto nuovo infatti non sta certo in qull’ingiustificabile lasso di tempo trascorso tra lo stupro e l’arresto:


Il regista […] si era già recato altre volte in Svizzera, ma mai lo aveva fatto sapere in anticipo(!)

Bensì negli effetti che quest’arresto ha provocato tra i grandi del cinema e della cultura italiana e mondiale che vogliono Polansky libero, subito:

In una sottoscrizione a favore della liberazione di Polanski figurano tra le altre le firme di Costa-Gavras, Wong Kar-wai, Fanny Ardant, Ettore Scola, Marco Bellocchio, Giuseppe Tornatore, Monica Bellucci, Abderrahmane Sissako, Tony Gatlif, Pierre Jolivet, Jean-Jacques Beineix, Paolo Sorrentino, Michele Placido, Barbet Schroeder, Gilles Jacob, et Bertrand Tavernier.

E’ scioccante sì, un genio del cinema, un’artista di notorietà internazionale trattato così: come un normalissimo stupratore. Ovvio che non ci si è scioccati, a suo tempo, del fatto che ad un normalissimo stupratore sia stata data la possibilità di diventare il genio che è, di andarsene in giro per il mondo a ritirare premi, ingrassandosi di soldi e notorietà alla faccia di quella ragazzina drogata, ubriaca, svergine e consenziente. Per quella ragazzina nessuna pietà, non una firma, non una petizione; solo una qualunque abusata, per niente nota e, ahilei, per niente genio ... un'insipida ragazzina stuprata e abbandonata. Peggio per lei!


Non ridete!!!

Due lati una storia

Un ragazzotto di mia conoscenza ha dedicato gli ultimi due anni della sua al montaggio di questi due video . Due video che raccintano una storia narrata da entrambi i lati - un esperimento venuto bene, secondo me.


1/2




2/2

mercoledì 23 settembre 2009

�


Grattando in quel cassetto polveroso non c'ho trovato più un gran chè. Non un gioiello, non un cuscino, manco un foglio di carta scritto a penna più di molte notti fa. Solo graffi di passate ricerche e un pò di colla per tenere tutto unito nel modo giusto. Poi la colla non l'ho più usato e ho ceduto alla distruzione, che è l'unico modo per tenere unito solo ciò che distruggibile non è.
Onde per cui il cassetto è rimasto vuoto e con il vuoto intorno.
Poco male, non c'è che dire. Serve a poco un cassetto ingrassato da ninnoli nati già agonizzanti.
E così, restituito il legno alle fiamme, basta un mattino qualunque e tutto riprende il colore cocente del vino. Pure il vuoto.

martedì 22 settembre 2009

La Collina


Dove sono
Elmer,
Herman,
Bert,
Tom e Charley,
l'abulico,
l'atletico,
il buffone,
l'ubriacone,
il rissoso?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Uno trapassò in una febbre,
uno fu arso in miniera,
uno fu ucciso in rissa,
uno morì in prigione,
uno cadde da un ponte lavorando per i suoi cari
-tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono Ella,
Kate,
Mag,
Edith e Lizzie,
la tenera,
la semplice,
la vociona,
l'orgogliosa,
la felicie?
Tutte, tutte, dormono sulla collina.

Una morì di un parto illecito,
una di amore contrastato,
una sotto le mani di un bruto in un bordello,
una di orgoglio spezzato, mentre anelava al suo ideale,
una inseguendo la vita, lontano, in Londra e Parigi,
ma fu riportata nel piccolo spazio con Ella, con Kate, con Mag
-tutte tutte dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dove sono zio Isaac e la zia Emily,
e il vecchio Towny Kincaid
e Sevigne Houghton,
e il maggiore Walker
che aveva conosciuto uomini venerabili della Rivoluzione?
Tutti, tutti, dormono sulla collina.

Li riportarono, figlioli morti, dalla guerra,
e figlie infrante dalla vita,
e i loro bimbi orfani, piangenti
-tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina.

Dov'è quel vecchio suonatore Jones
che giocò con la vita per tutti i novant'anni,
fronteggiando il nevischio a petto nudo,
bevendo, facendo chiasso, non pensando
né alla moglie, né ai parenti,
né al denaro, né all'amore, né al cielo?
Eccolo! Ciancia delle fritture di tanti anni fa,
delle corse di tanti anni fa nel Boschetto di Clary,
di ciò che Abe Lincoln disse una volta a Springfield.

Lee Master 1914

lunedì 21 settembre 2009

Quando sarà finito il fischio fatene un altro

Quella raccontata da Makia è una storia banale, sì, e a tratti pure noiosa. Tutti questi laureati, neo e non, che si disperano, fino all'estremo gesto, per un lavoro che non si trova perchè non c'è e che se pure c'è dura poco, per una casa che nun te la poi comprà perchè de tuo nun c'hai 'na lira nè mai ce l'avrai, per una famiglia, quella che vorresti tua, che non te la puoi fare perchè non sapresti proprio come darla a campare ... e via così con tutta una serie di ovvietà a tratti pure stomachevoli.
Non tutto è perduto però, nonò, sappi che una chance per te c'è sempre. Costa, ma c'è. E si trova precisamente in tutti quei corsi di specializzazione, corsi di formazione per laureati, masters universitari, masters post laurea, dei quali non puoi proprio fare a meno se a 30 anni, laureato e ancora disoccupato e per di più insoddisfatto di quei 37 esami e 8 anni di studi forzati, cerchi ancora il brivido della conoscenza. 'Sì facendo aiuterai non solo te stesso, distraendoti finalmente da quel chiodo fisso e patetico che è la ricerca di un pure zozzo lavoro, ma anche il tuo curriculm vitae formato europeo il quale, se pur scarno alla voce ''Esperoenza Professionale'', potrà vantare varii e vanii righi alla voce ''Istruzione e Formazione''; in fundo darai certamente ragion d'essere a tutti questi Istituti di Formazione Professionale & Manageriale che altrimenti non avrebbero motivo alcuno di sopravvivere alle Università.
Dunque deponiamo pure le nostre rivoltelle chè non è mai troppo tardi.

mercoledì 9 settembre 2009


Get a Voki now!

martedì 14 luglio 2009

Pezzi di intonaco bianco

E fu così che un dì di ottobre sostenni il mio ultimo esame. Quello sì fu un giorno gaio, l’ultimo da un sacco di tempo. Neanche il giorno in cui discussi la mia ultima tesi fu tanto gaio, la mia testa era già presa da dolori -poco dopo implosi- che mi impedirono di sentirmi in diritto di fare spallucce. E così andai avanti lo stesso, racimolando qua e la frammenti di implosione non ancora esplosi, proseguendo freddamente, fingendo spalle larghe e capaci. Altri dolori implosero più avanti seminando altri frammenti da esplodere. Ma nulla è ancora esploso, solo pezzi di intonaco bianco.


Non più lacrime né disperate agonie

Dal bianco si staccano pezzi di intonaco e cadono.
Il muro candido nasconde aperture fetide.
Le aperture suggeriscono varchi.
Il fetore, solo vicoli ciechi.


Gioacchino, il guardiano della tenuta Marvizzo



<< << Io sono umile di origine, facevo il capraio… portavo le capre a pascolare. Per tutti quanti andava bene e per me no. Impuntatura, ch’ v’aggia dicere, antipatia, come potete capire ‘a capa di un uomo come funziona...
“ Giacchì ” facev’ ie “ ma pe’ qua’ ragione, ma come gli altri caprai sì (possono pascolare nella tenuta ndr.), e ie no ? ”
“ E tu no perché il guardiano della tenuta Marvizzo sono io. Gli altri caprai sì e tu no, e vattenne si no te sparo ”.
E ch’ heva fa, ero guaglione, dicevo ‘e mò ch’ faccio m’aggio cumprumettere? Nun da’ aurienzio…’.e mò ch’ faccio m’aggio cumprumettere? Nun da’ aurienzio…’

‘Na matina m’ero mangiato tanto ‘e pane e ‘nu piezzo di formaggio, le capre pascolavano, ie arravugliaie ‘a giacchetta e mi misi a durmire … mi svegliavo di notte per portare le capre al pascolo. Don Artù, io mi svegliai sotto un terramoto di cazzotti, cauci, mazzate:
“ Maronna ” facev’ie...‘a polvere, io non vedevo niente, sentivo solo ‘a voce di questa carogna:
“ Accussì nun t’ ‘o scuorde cchiù ‘o nemme ‘e Gecchino, ‘o guardiano d’ ‘a tenuta Marvizzo ”.
Don Artù, ‘a vedite ‘sta faccia: una maschera di polvere e sangue. Al pronto soccorso ie nun parlai, dice: “ che è stat’? ”-“Niente sono caduto, sono caduto in un burrone”.
Nun mangiavo cchiù, nun mangiavo cchiù, ‘a notte nun durmevo, nun durmevo nun mangiavo, ero ridotto, vi dico, ossa e pelle…ero ridotto niente!
Mia madre, povera femmena: “ Totò bell’ ‘e mamma, mangiat’ ‘o ppane, mangiat’ ‘a carne… mammà te fa ‘e purpette ”- “ Nun voglio niente, jatevenne! Nun voglio mangià! ”
Mio padre, m’arricordo: “ Totò ma se tu vuoi fare un viaggio, ti fai ‘na distrazione… ccà ce vennimmo pure ‘e matarazz’, ‘e matarazz’, ‘e liette, abbasta ca’ stai bbuon! ”-“Nun voglio niente, lassateme sta quieto! ” Sbattevo ‘a porta e me ne jevo!
‘A frev’, ‘a febbre, 37-38-39-37-38…. ‘e mierici non potevano stabilire la natura di questa malatìa… se chiammaieno ‘a famiglia: “ chist’ ‘o guaglione se ne va ”.
Ie ‘e vvedevo, ‘e ccapevo, dicevo “… e ie moro, e ie moro, e ie moro ”.
P’ ‘a strada parlavo ie sulo … ’na perzona me salutava? Maronna! Ie vedevo ‘a Giacchino. Ero rimasto impressionato, ‘e capito? Ie stesso cammenavo, me guardavo dint’ ‘a ‘na vetrina:
“ Maronna! Giacchino, oilloc, Giacchino! ”
‘A notte! ‘A notte, ‘on Artù, m’ ‘o vedevo vicin’ ‘o lietto: “ Oilloc Giacchino! Oilloc Giacchino! Giacchino! …E ie moro-dicevo- ie moro, e ie nun pozz’ murì, ie so’ ggiovane… Se campa Giacchino, non pozzo campare io, e allora è meglio ca more Giacchino, pecchè debbo morire io ca so ggiovane, eh! ” Mi facevo il ragionamento e dicevo: “ O isso o ie ” ecco la fissazione che m’era venuta “o isso o ie, o isso o ie, o isso o ie ”.

Don Artù, mi cumprai un coltello a serramanico, ‘o piegai, m’ ‘o mettette dint’ ‘a giacchetta e passo passo, freddamente, m’allungai fino alla tenuta Marvizzo. Ie sapevo ll’orario, m’ appustaie e quann fuie ‘o mumento, ascett’ ‘a ret’ ‘a ‘n’albero:
“ Vien accà e famm’ sentere, si stat’ tu? ” – Tremmava, ‘a faccia bianca comme la carta-
“ No, ie nun so’ stat’ie ” - “ Comm’ nun si stato tu? Si stato tu! ” - “ No, nun m’accidere” –
“ E pecchè? E te miette paura? ”, dicevo ie, “ e si te miette paura allora si stato tu? ” –
“ Jenno! ” .
“ E giura! ”. “ T’ ‘o giuro! ”
“ ‘Nnanzo a Ddio? ”. “ ‘Nnanzo a Ddio! ”
“ Ncopp’ ‘e figlie? ”. “ Ncopp’ ‘e figlie! ”
Ncopp’ ‘e figlie? ‘On Artù quello avett’ ‘a disgrazia pecchè se quello m’ diceva ‘a verità, in quel momento Antonio Barracano..lo purdunavo…dicev: “ Ha tenut’ curaggio… nu fa niente…è ‘na carogna…! ” Ma comme tu giuri ‘nnanz a Ddio? Tu giure ‘ncopp ‘e figlie?
“ Tu si ‘na carogna! Tu non tieni il diritto di campare! Nun tien’ ‘o diritto! ”
Eh ‘On Arturo mio chell’ po’ basta ‘na curtellata poi il braccio diventa indipendente …’o lassaie llà ‘nter… pareva ‘nu piecuro ‘e pasca, scannato…si ‘o vedivano llà ‘nterra…!

Mo so’ passate cinquantasett’anne, vedete sono cinquantasett’anne e mi dovete credere io ci penso sempre: l’urdema curtellata a Giacchino non ce l’ho data ancora. >>

lunedì 13 luglio 2009

L'importante è ballare, saper ballare, voler ballare, voler saper ballare


Ho assistito, mio malgrado, alla manifestazione di miss Vesuvio 2009 tenutasi, sotto il mio balcone, durante la celeberrima sagra del piennolo. La morale e una e una sola: in questo tripudio di veline aspiranti parlamentari e/o ministre (e viceversa) si sono invacchite tutte le ragazzine dai 15 in su... che se la sono giocata a colpi di tette e culi proponendo foto di matrice calendaristica.
La cosa non dovrebbe destare meraviglia dal momento che, ad oggi, il calendario è diventato la massima aspirazione per la maggior parte delle adolescenti nostrane. Eppure a me un certo effetto lo ha fatto vedere tutte quelle teen-agers sballungiolare i sederi a la izquierda y a la derecha.... para? Non se sabe. O, si pure se sabe, credo sia meglio far finta di non saber. Altrimenti ci si dovrebbe dimandar: chi diavolo asseconda tutte queste adolescenti in questa loro smania di 'sfondare'? E chi ha fatto credere loro che una foto 'popò al vento' è il primo passo verso una carrirera soddisfacente (cit.)?
La risposta in questo caso non soffia nel vento ma ci guarda, impaziente di essere notata, dalla tivvì. Ma non è alla tivvì che bisogna guardare, ma dentro, dentro la tivvì. E più precisamente al pubblico che assiste, gaio, ad ogni scempio.
Si scruti bene questo pubblico si noteranno più mamme che teen-agers, più donne che adolescenti: basti pensare agli 'speciale provini' per Amici o X-Factor per rendersi conto di quante generazioni siano invischiate in questo concertino di anime al vento. Certo anche una rapida occhiatina al pubblico di Uomini&Donne renderebbe appieno l'idea.
Se poi non si ha proprio tempo da perdere basti dare un'occhiata al volto di questa donna -quella dietro, la mamma appunto. Non sembra anche a voi che abbia l'espressione di chi si dice: ''stavorta ho sfonnato!!!!''

- ...e infatti ha sfonnato...la porta ed è uscita di scena, di schiena...-

mercoledì 8 luglio 2009

‘O ‘MBRIACO


Passa ‘a nu munno a’ ‘n ato
e resta vivo.

Stà ‘nmiez’a ttanta gente
ma stà sulo.

Se ‘ncontra cu ‘e lampiune
e se l’abbraccia.

Chiagne p’ ‘a malasciorte
eppure ride.

Sape ca ‘o munno è tristo
e nun ce crede.

Penza ch’ ‘a gente è onesta
e nun è overo.

Pe’ ‘n’ora, na jurnata
o nu mumento

chi se ‘mbriaca penza
‘e cagnà vita,

‘e se scurdà amarezze
e tradimente

cu ll’uocchie stralunate
‘e rimbambito.

Perciò svacanta spisso
‘o fiasco ‘e vino

che l’annebbia ‘o cerviello
e ‘o fa’ campà

senza capi’ ca ‘o munno
è fatto ‘e spine

addò migliare ‘e gente
ogne matina

- senza manco assaggià
nu surzo ‘e vino –

sta già ‘mbriaca primma
‘e se sceta’.

Giuseppe Cangiano
da
‘Nun me tuccate Napule’
1982




domenica 5 luglio 2009

(In)Felici si nasce, ed io modestamente..

L’umore può essere definito come una tonalità emotiva di fondo che nasce in maniera spontanea e permea diffusamente tutto l’essere, connotando l’attitudine posturale e motoria del soggetto e le modalità con cui esso si rapporta con la realtà. Anche l’umore, come tutto quello che emotivamente ci riguarda, non è esente da disturbi che possono assumere connotazioni diverse per variazioni in “difetto” (Depressione) o in “eccesso” (Mania). Disturbi depressivi e maniacali sono presenti nell’essere umano fin dalle prime fasi della crescita, ma mentre le manifestazioni maniacali esordiscono, nella maggioranza dei casi, nel periodo adolescenziale, quelle depressive possono essere rilevate già nel bambino, con una prevalenza variabile da 0.4% a 2.5% nell’infanzia e fra 0.4% e 8.3% in adolescenza.
Le numerose indagini fin’ora effettuate per definire indagare le cause del disturbo depressivo non hanno dato fin’ora risposte certe, solo ipotesi difficilmente inseribili in un modello interpretativo unitario.

Nel 1940 Melanie Klein ricondusse la depressione ad una normale fase di sviluppo: la posizione depressiva, fase in cui il bambino scopre l’ambivalenza dei sentimenti, amore ed odio, che può provare verso uno stesso oggetto. La Klein sottolineò, inoltre, l’importanza delle esperienze precoci, che, quando particolarmente frustranti, comporterebbero la comparsa di vissuti depressivi.

Diversa è la posizione dei cognitivisti secondo i quali l’essenza del disturbo è rappresentata dai disturbi del pensiero: la percezione negativa che il soggetto ha di se stesso incide negativamente sulla qualità delle relazioni che egli stabilisce con le persone del suo ambiente significativo (famiglia, scuola, gruppo dei pari).
Si ipotizza, inoltre, una certa familiarità di alcuni bambini con il disturbo depressivo: i figli di un genitore depresso ha una probabilità tre volte superiore di cedere alla depressione. Ovviamente, tale probabilità aumenta considerevolmente quando entrambi i genitori sono depressi. Inoltre, studi approfonditi sull’ambiente familiare di pazienti-bambini depressi, hanno rilevato una maggiore frequenza di conflitti intrafamiliari, situazioni di abuso, scarsa comunicazione.
Indipendentemente dall’età di esordio, il disturbo depressivo non accompagna il soggetto vita natural durante, bensì possono ricorrere episodi in alcune fasi dello sviluppo, che variano di soggetto in soggetto.

Da recentissimi studi condotti negli Stati Uniti arrivano novità interessanti circa l’approssimarsi di questi stadi: secondo la rivista di sociologia Social Science e Medicine, il benessere psichico ha un picco positivo in giovane età, poi cala fino a un minimo intorno a quota 40, per poi reimpennarsi in età avanzata. Effetto opposto per la depressione, che avrebbe il suo picco massimo proprio intorno ai 40-44 anni.
In altre parole, felicità seguirebbe una linea ad U.
C’è però ancora una speranza per i quarantenni e futuri tali che ci arriva dritta dritta dall’università di Edimburgo e che ribalta completamente la tesi americana.

Un gruppo di psicologi dell’università, in collaborazione con i ricercatori dell’australiano Queensland Institute for Medical Research, ha condotto uno studio su 900 coppie di gemelli, omozigoti ed eterozigoti. Le coppie sono state scelte in base a precise caratteristiche caratteriali: coscienziosità, socievolezza e tendenza alla preoccupazione, caratteristiche queste che andrebbero ad incidere sulla curve della soddisfazione. Gli studi hanno dimostrato che la felicità dipende anche dal nostro corredo cromosomico; un mix di geni aiuterebbe, chi ce l’ha, ad approcciarsi positivamente alla vita. Dunque la questione si riduce ancora una volta solo ad una questione di fortuna, il caso, questo sconosciuto che a tutto provvede.

Dal 1940 ad oggi si sono approssimate teorie molto diverse tra loro, accomunate tutte da un unico aspetto: l’ ineluttabilità di certi stati d’animo. Qualunque sia lo studio cui si voglia dar credito, per fede o per comodità, resta il fatto che noi siamo ciò che dobbiamo essere, per natura o per progetto, condannati a noi stessi perché il nostro corredino è tutto già bello che scritto. Insomma i geni so’ geni e noi non siamo un cazzo!
Cosa farcene allora degli eminenti dottori della psiche che ci psicosiedono su morbidissime poltrone e ci chiedono e ci scrutano e ci fanno ricordare per poi, finalmente, dimenticare? Ed i beneamati farmaci che cancellano o meglio rimandano il dolore, dove dobbiamo metterceli?
E con che faccia guardare al nostro futuro? E in cotanto grigiume già corredato, dove collocare i fattori esterni: gli improvvisi lutti, gli incidenti di percorso, e’uaie?



mercoledì 1 luglio 2009

Qualcuno non sta facendo il suo dovere



In data odierna è stata inviata al Presidente Napolitano e ai presidenti di Camera e Senato la lettera sottostante unitamente al comunicato che alleghiamo.


UDI - Unione Donne in Italia - Sede nazionale

Al Presidente della Repubblica Italiana
On. Sen. Giorgio Napolitano
Al Presidente della Camera
On. Gianfranco Fini
Al Presidente del Senato
Sen. Renato Schifani

01/07/09
Oggetto: comunicato Unione Donne in Italia

Illustrissimi Presidenti,trasmettiamo alle S. V. l’allegato comunicato della nostra associazione, perché da questo vogliate prendere atto della nostra istanza rivolta alla politica Italiana di mettere fine alla presunta legittimità dell’uso di un lessico in sé lesivo dei nostri e dei diritti di tutte cittadine in Italia.La nostra richiesta di pubbliche risoluzioni in merito ha particolare rilevanza di fronte all’immutato perdurare delle modalità e dei crimini violenti rivolti dagli uomini alle donne in questo Paese, Paese nel quale siamo parte paridignitaria con l’altro genere, quello maschile.Non va più argomentato che atteggiamenti assunti e parole pronunciate da posizioni di potere hanno forte impatto mediatico sui cittadini, costituendo una forma di giustificazione preventiva per atti irrispettosi e lesivi verso le donne.Le cittadine stabilitesi nel resto dell’Europa ci danno continua comunicazione del disagio tardivo per non aver avvertito in Patria il clima di minorità e discredito al quale moltissime donne sono costrette ad adattarsi, se non abituarsi. Incolpevolmente, a causa della presunta normalità di tale intollerabile clima.
A Voi, massime cariche dello Stato, attribuiamo la responsabilità di indurre e richiamare alla correttezza dovuta a noi come a tutti i cittadini.
Stefania Cantatore (Coordinamento Nazionale UDI)

UDI - Unione Donne in Italia,
Sede nazionale Archivio centrale
via dell’Arco di Parma 15,
00186 Roma tel 06 6865884
udinazionale@gmail.com www.udinazionale.org


Comunicato Napoli 27 luglio 2009

Qualcuno non sta facendo il suo dovere


Il fatto che la politica abbia il pressoché totale controllo dell’informazione genera sicuramente ingiustizia, in particolare nei confronti delle donne, che inoltre sono tenute prepotentemente fuori dai luoghi dove si decide. Ingiustizia il cui superamento è una precisa responsabilità pubblica verso le donne.
È di questa responsabilità che la politica non si fa e non vuole farsi carico.
Per molti motivi, tra i quali uno indigna di più ed è quello che è al contempo il fine di questa mancata responsabilizzazione: continuare ad arrogarsi la libertà di descrivere nel modo peggiore le donne, senza possibilità di appelli, perché proprio alle donne è tolta la parola.

Noi crediamo che qualcuno, che ha il potere di farlo, non stia facendo il necessario per rimediare alla lesione dei diritti delle cittadine.

C’è un linguaggio infamante che viene usato nella lotta politica tra uomini ed è rivolto prevalentemente ai comportamenti femminili . Si descrivono gli uomini per come “usano le donne”. Prestigio e infamie sono misurati sulla possibilità di sciupare e ricattare le donne.
Sappiamo che è sempre la stessa storia, ma dal momento che abbiamo deciso di restituire la naturale dimensione politica al contrasto delle violenze sessuate, sappiamo che dobbiamo richiamare alla pubblica responsabilità le conseguenze della “sincera” esposizione dei vizi esaltati come prestigio virile.
Mentre si distoglie la pubblica attenzione dalla realtà, le donne uccise, per mano di uomini e perché donne, continuano ad incasellarsi in statistiche sempre uguali, benché frutto di sottovalutazioni.
Mentre si marginalizzando le violenze domestiche, si presentano come “affari privati” le relazioni violente con donne e lo sfruttamento attraverso il falso ideologico costituito dalle migliaia di promesse per poche decine di posti “assegnabili” con denaro pubblico o sottratto a lavoratrici in perenne rischio di disoccupazione.
La rivendicazione continua della privacy dell’agire personale è solo maschile. Le donne non hanno privato, perché ancora le leggi e gli usi decidono cosa una donna debba fare della propria vita, a partire dalla Costituzione, che assegna per gerarchia precisa “il lavoro di cura” alle donne.
Lo scambio di favori tra uomini che usano come merce le donne, non è nuovo in nessun paese, e non è nuovo nel nostro. E non nuovo tra i politici!
Consapevoli di tutto questo,da tempo, noi abbiamo posto di fronte alla politica il diritto nostro e di tutte a rimanere vive, a non essere violentate e vilipese, a salvaguardare i nostri figli dalle molestie, a farci restituire la nostra autorevolezza sul governo delle cose: è per questo che il linguaggio del potere è divenuto più apertamente violento e perfido verso tutte le donne.

Noi crediamo che qualcuno non stia facendo il suo dovere per liberarci dall’incitamento pubblico allo sfruttamento sessuale e alla violenza.
Stefania Cantatore(Coordinamento Nazionale)


lunedì 22 giugno 2009

Inchinatevi alla grandezza di Zio



Get a Voki now!



MI SENTO FREGATA


domenica 21 giugno 2009

*I ricordi belli sono i peggiori,chè ti fanno dire‘era meglio prima’,una frase che non bisogna dire mai!Tutto sommato i migliori sono i ricordi brutti

'Apoteosi de la cacca'

Vorrei scrivere così: c’ho il blocco dello scrittore. Ma non sono uno scrittore, io. Allora diciamo che c’ho il blocco del postatore. Ma un semplice video non è un post anch’esso? Il blocco di cui qui si tenta di parlare trovasi molto più giù. Trattasi infatti di una specie di mutismo interiore che blocca il sentimento appena questo tenta di farsi parola -scritta o parlata che sia. Dicovi questo perché altro dirvi non posso, non so. C’è disordine dentro e fuori di me, e anche lì, a metà strada, non è che ci si capisca poi tanto. E anche la pioggia, i tuoni, i fulmini e la pioggia non aiutano. Però illudono. L’ illusione di cui dico è precisamente questa: che si abbia la pioggia affinché lavi, i tuoni affinché distruggano, i fulmini affinché facciano luce e la pioggia affinché lavi. Poi però si fa sereno e non c’è pulizia né distruzione né luce. Tutto come fosse stato oggi.


*da 'La famiglia' di Ettore Scola

mercoledì 17 giugno 2009

Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca - figuriamoci se sa che cosa trova

Brividi di odio e sgomento. Ghiaccio nello stomaco nel vedere un uomo che muore tra una folla di gente che pian piano s'allontana e se ne va. Il musicante muore e la moglie fa ritorno alla 'sua Napoli'. Quella dalla quale era partita, fuggita, in cerca di non si sa bene cosa -dal momento che l'era venuta a cercare proprio qui, nella 'mia Napoli'. Quella che se le parli non ti risponde, non dolcemente. Quella che dorme e si trastulla sul dolore di quanti la chiamano e l'attendono.
E anche in questo caso la risposta della 'mia Napoli' ai sogni della giovane non è stata dolce:
qua non c'è più mare che tenga,
nè sole che splenda,
nè mandolino che accenda,
in un cuore qualunque,
il sibillìo di una musica antica ...
quella che in certi dì ti prendeva,
t' sturdeva
e ti faceva innamorare di Lei.
Solo fumo e polvere.
E schioppetate.
E una fisarmonica bucata, acqua passata.

Bbonasera, favurit e bbon'appetito!

Radicali: caso Welby, prime condanne per diffamazione nei confronti di Belpietro e Stefano Lorenzetto (Il Giornale) e Militia Christi. La sen. Binetti

Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale del PD e Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Coscioni.
Iniziano a giungere le prime condanne per diffamazione sul caso Welby, che, come il caso Englaro, ha visto scendere in campo una portentosa opera di disinformazione e manipolazione della verità a danno, anzitutto, dei cittadini che vengono ritenuti ‘popolo bue’ al quale dare a credere qualsiasi ciarpame pur di evitare che si formi una coscienza collettiva, basata sulla conoscenza, su temi quali il fine vita.
E così l’opera volta a ristabilire la verità ed a restituire l’onore e la reputazione ai diffamati deve giungere attraverso i Tribunali Italiani. E’ recente, difatti, la condanna per il reato di diffamazione inflitta in sede penale, in primo grado, dal Tribunale di Desio, Sezione distaccata del Tribunale di Monza, a Maurizio Belpietro, 800,00 Euro di multa – all’epoca direttore de Il Giornale – ed al giornalista Stefano Lorenzetto, 1.200,00 Euro di Multa. Diffamato il dott. Mario Riccio, difeso dall’avv. Giuseppe Rossodivita, al quale il Tribunale ha riconosciuto tra risarcimento e riparazione pecuniaria la somma di 53.000,00 Euro, oltre la riparazione specifica della pubblicazione della sentenza su Il Giornale.
L’articolo, pubblicato in prima pagina il 23.12.2006, titolava in riferimento a Piergiorgio Welby “Nessun rispetto nemmeno per la sua volontà” ed ‘illuminava’ i lettori su come “il dr. Mario Riccio, il medico venuto da Cremona”, che ha adottato il metodo “dei boia aguzzini che eseguono le sentenze capitali negli USA”, se ne fosse “fregato della volontà di Welby.” Ricorda il Tribunale che la critica per essere socialmente utile e dunque legittima, anche quando lesiva della reputazione di terzi, deve avere come presupposto dei fatti veri; in caso contrario è un mero pretesto per diffamare. Ed è di oggi, ancora, la sentenza del Tribunale Civile di Roma, resa in primo grado, con la quale il Movimento Politico Cattolico Militia Christi, è stato condannato con sentenza immediatamente esecutiva a risarcire la somma totale di 60.000 Euro, pari a 20.000,00 Euro ciascuno, a favore dell’Associazione per la Libertà della ricerca scientifica Luca Coscioni, dell’Associazione La Rosa nel Pugno e del dr. Mario Riccio, tutti difesi dall’Avv. Giuseppe Rossodivita.

sabato 13 giugno 2009

I giornali hanno il dovere di informare
I cittadini hanno il diritto di sapere
Firma l'appello di Repubblica

I giornali hanno il dovere di informare perché i cittadini hanno il diritto di conoscere e di sapere. La nuova legge sulle intercettazioni telefoniche è incostituzionale, limita fortemente le indagini, vanifica il lavoro di polizia e magistrati, riduce la libertà di stampa e la possibilità di informare i cittadini. Per questo va fermata.



Ecco cosa dice l'emendamento al ddl / FIRMA

mercoledì 3 giugno 2009

lunedì 27 aprile 2009

(fu) THE NIGHTINGALE


VIDEO RIMOSSO DA

FACEBOOK

E DA

YOUTUBE.

MA VAFAFOTT!

lunedì 20 aprile 2009

lunedì 16 febbraio 2009

NAPOLETANI

Quando la notte ti si fa fardello, perché tutto quello che hai visto, sentito o anche semplicemente subdorato durante il giorno ti ha tolto quasi il respiro, non trovi altra compagnia che un buon libro. Non un libro qualsiasi, assolutamente, non uno di quelli iniziati, poi ripresi, abbandonati, ripresi e cestinati, no. Bensì un libro diverso, piccoletto e nero come Calimero, che conta fino a 133 pagine e che nel titolo t’impone di leggerlo. ‘Napoletani’ -tutto maiuscolo- è un titolo prepotente, infame, ‘capuzziello’, che non lascia spazio all’indecisione, ma solo all’immaginazione. E comincia il libro: la casa era senza balconi. Passato, ricordi. Tutte cose vere e non vere. Vere e non vere … E continua: la casa era senza balconi, quattro finestre e tutte e quattro chiuse. E continua: la casa era senza balconi e le finestre erano perennemente chiuse, in una cieca e assorta solitudine.
Dietro le finestre ogni cosa e una sola premessa: tutte cose vere e non vere. Vere e non vere …

La notte allora ti prende, lieve, ci credi a tutte quelle cose non vere, le afferri, le stringi donando in cambio tutte le cose vere, quelle tue, che non vuoi più. Da restituire al mittente, ovunque esso sia. Si scrutino nuvole e stelle.

sabato 7 febbraio 2009

martedì 3 febbraio 2009

Un po' come dire: uomo= calcio, donna= rosa

«Attaccano me e non D’Elia perché sono una donna. C’è un evidente aspetto legato a una sessualità repressa». Così Rita Bernardini si è spiegata le reazioni violente seguite alla sua visita ai 6 stupratori di Guidonia: sessualità repressa. Eppure io ci vedo dell'altro in tanta ferocia e credo di capire il perchè questa si sia riversata tutta contro di lei, la donna. Forse una sessualità repressa è stata il movente dello stupro, di questo e di ogni, ma come possiamo considerarla movente anche di queste reazioni popolari, violente, sì, e non giustificabili, pure?
In questo caso più che di sessualità parlerei di giustizia repressa, giustizialità repressa-se si può dire-, giustiziabilità repressa-se ha un senso. La sensazione di chi si è trevato spettatore di innumerevoli casi di violenza che sembrano non voler finire più, è che il problemuccio 'violenza sulle donne' non sia trattato con la dovuta serietà/tempestività da chi di dovere, altrimenti non si spiegherebbero certe sentenze, nè certe battute. Questa sensazione spiegherebbe, ma non giustificherebbe, gli attacchi subiti dalla Bernardini, non altro, non le solite, facili deduzioni -simili agli accostamenti di cui nel titolo- valide solo a sminuire le capacità intellettive della gente.
Il perchè poi sia stata accusata solo Lei e non anhce Lui mi sembra scontato: una donna che sembra intervenire in difesa di chi ha stuprato un'altra donna, fa scaplitare più anime di quante ne fa scalpiatare un uomo -umanamente comprensibile-; ma la Bernardini non ha fatto altro che comportarsi come legge comanda, perchè anche il pestaggio in carcere è un reato (soprattutto, e questo è il mio caso, se vi è il sospetto che cotanta rabbia sia alimentata da questioncelle di razza e nient'altro), dunque il suo gesto è stato frainteso, per ignoranza e per esasperazione, e di questo gliene diamo atto. In cambio chiediamo solo che la stessa sete di giustizia che l'ha costretta al suo dovere, pur consapevole che il suo gesto non sarebbe stato compreso, non si spenga qui ed ora, ma la costringa ad intervenire sempre ... ogni qual volta si tenti di impunire uno stupratore.

lunedì 2 febbraio 2009

LBMGZN -speciale VIOLENZA SULLE DONNE


- di MARZIA CANGIANO - Si è iniziato parlando di violenza sulle donne in questi termini: milioni sono le donne che subiscono violenza ogni giorno, in tutto il mondo. Poi si è passato ad analizzare i diversi tipi di violenza cercando di stabilire quali siano le donne più a rischio e quali gli uomini. Poi abbiamo ricordato quelle donne che hanno pagato la violenza subita in vece del proprio ‘assassino’. Ora bisogna ritornare sull’argomento per continuare a difendere la memoria e la dignità di ogni donna che è stata stuprata, aggredita, picchiata, uccisa o tutte queste cose contemporaneamente. Nei giorni scorsi abbiamo assistito al massacro lento e silenzioso – neanche troppo – della dignità di ogni donna, non solo di quelle che hanno subito violenza in prima persona, ma di tutte, quelle belle e quelle brutte, liquidate pubblicamente con una battuta mentre rischiano la vita un giorno, e ogni giorno la perdono dal momento che chi dovrebbe impegnarsi per dare loro sicurezza, ci ride su proponendo la solita soluzione passepartout: convocare l’esercito, lo stesso che mesi or sono vegliava sui sacchetti d’immondizia campani. Bene, accogliamo i militari e assegniamone uno ad ogni bella donna a mo’ di angelo custode: ‘non ce la potremmo mai fare’, ammette il Premier. Allora cosa fare? … Silenzio … [...]


- di BARBARA MELLA - Perché le cose hanno un nome, e i nomi hanno un significato. O almeno dovrebbero averlo. E usare le parole a sproposito non porta mai niente di buono: chiamare il cancro “male incurabile”, per esempio, non è il modo migliore per affrontarlo; meno che mai per guarirlo.Violenza sessuale, dunque. Un’espressione di questo tipo potrebbe far pensare a un incontenibile desiderio sessuale che, nell’indisponibilità della persona oggetto del desiderio stesso a soddisfarlo spontaneamente, viene soddisfatto con modalità violente. Ma il fatto è che in natura non esistono desideri sessuali incontenibili: se esistessero, ne sarebbero in primo luogo titolari gli animali, fra i quali invece non avviene accoppiamento se la femmina non è consenziente. O potrebbe forse ricondurre a uno straripante impulso sessuale da soddisfare qui e ora, in qualunque modo possibile. In realtà neanche di questo si tratta, ché per soddisfare un impulso sessuale esistono sempre mezzi e modi che non implicano alcuna violenza su chicchessia, anche in mancanza di partner disponibile. E dunque non di violenza sessuale si tratta, bensì di violenza nuda e cruda. Violenza senza aggettivi. [...]